LE RELAZIONI SADOMASOCHISTICHE: IL CONFINE TRA GIOCO EROTICO E PATOLOGIA

BDSM_collar_backNell’ultimo periodo il rumor generatosi attorno al fenomeno del sadomasochismo si è amplificato in seguito alla diffusione della saga erotica delle Cinquanta Sfumature. Un fenomeno mediatico che ha portato un popolatissimo pubblico (prevalentemente femminile) nelle sale cinematografiche.  Dovremmo dedurre una tendenza sadomasochistica in ciascuno di coloro che hanno trovato i libri o il film interessante? In realtà la saga altro non è che un romanzo rosa se consideriamo il finale. Una pietra miliare della cultura di massa rivolta alle donne (a differenza del materiale pornografico rivolto ad un pubblico prevalentemente maschile), che si incentra sulla relazione tra una giovane donna ingenua e un uomo famoso, irraggiungibile, spesso di cattiva fama e inattendibile, attraente ma pericoloso e minaccioso. Dopo una serie di vicende deludenti e spaventose, l’eroina viene finalmente abbracciata dall’uomo nero che infondo ha gran cuore o che è stato trasformato dalla forza dell’amore. Lei gli si abbandona tra le braccia e la storia finisce. Tutto ciò ha ben poco a che fare con il sadomasochismo. Se volessimo prendere in esame una vera relazione sadomasochista, piuttosto citerei il romanzo “Histoire d’O.” datato 1954 (D.Aury).

Ma sorvolando sugli aspetti mediatici attorno al fenomeno, offrirei piuttosto un’analisi psicologica che ne chiarisca l’entità e gli eventuali aspetti patologici coinvolti.

Come premessa è necessario distinguere il gioco erotico dalla parafilia, ossia un disturbo sessuale caratterizzato da ricorrenti e intensi impulsi sessuali e fantasie o comportamenti eccitanti sessualmente che creano distress o comunque danneggiano il soggetto nella misura in cui sono necessari e indispensabili  per provare piacere sessuale, portano ad atti contro la legge, coinvolgono persone non consenzienti o danneggiano le relazioni interpersonali. Nello specifico il masochismo è definito come “Eccitamento sessuale (nel comportamento o fantasia) derivante dall’atto reale e non simulato, di essere umiliato, picchiato, legato o fatto soffrire in qualche altro modo ”, il termine deriva dal nome dello scrittore tedesco Leopold von Sacher-Masoch, che presentava tale parafilia nei suoi scritti. Il sadismo è invece definito “Eccitamento sessuale (nel comportamento o in fantasia) derivante da azioni reali e non simulate, che inducono sofferenza psicologica e fisica nella vittima” , il termine, in questo caso, deriva dal nome del marchese Donatien Alphonse François de Sade, noto libertino settecentesco.

Una prima teorizzazione di matrice psicoanalitica evidenzia una relazione complementare e simmetrica fra sadismo e masochismo, in pratica due facce della stessa medaglia, i due versanti della stessa perversione (parafila oggi è il termine utilizzato, n.d.r.), le cui forme attive e passive si incontrano nello stesso individuo. Secondo Freud: “Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è allo stesso tempo un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente”. La soddisfazione del sadico nel vedere soffrire la sua vittima si spiega, dunque, attraverso la sua identificazione con la vittima: il sadico gode nel far soffrire sé stesso.

Sempre in un’ottica psicodinamica, Stolorow e Lachmann (1980) hanno proposto la teoria secondo cui il masochismo sarebbe un mezzo mediante cui la personalità narcisistica rafforzerebbe il proprio senso di sé in quanto l’essere percossi è comunque un modo di essere notati piuttosto che ignorati; oppure come sostiene Kernberg (1988) si tratta di un metodo per inorgoglirsi di sé in quanto in grado di sopportare dolore e umiliazione in misura maggiore rispetto a tutti gli altri. Si potrebbe tuttavia pensare che, tali teorizzazioni circa le personalità narcisistiche, si adatterebbero meglio al sadismo, infatti possiamo facilmente dedurre che la dominazione sia uno strumento attraverso il quale consolidare il proprio senso di sé. Ciò, inoltre, sarebbe coerente con la teorizzazione dello stesso Kernberg, secondo cui, il narcisista mostra una paura inconscia dell’oggetto del suo amore, dal quale si difende attraverso agiti aggressivi più o meno espliciti. Solo così può mantenere integro e saldo il suo Sé. Dunque il sadismo può essere definito come una dominazione dell’oggetto d’amore per evitare che questo abbia il potere di disintegrare il narcisista. In quest’ottica il sadico vive dunque la normale reciprocità delle relazioni umane come uno sfruttamento, un’invasione e un pericolo.

Infine, assumendo l’ottica psicoanalitica, le tracce motivazionali del masochismo vengono fatte risalire ad un periodo di forte conflittualità: la fase edipica (desiderio di fusione con il genitore del sesso opposto), di per sé frustrante e generatrice di forti sensi di colpa per il desiderio di distruzione del genitore dello stesso sesso. Una sorta di fissazione, dunque, in quella fase così frustrante che porta a ripetere all’infinito tale esperienza unitamente all’espiazione di un senso di colpa generatosi allora e che si ripropone ancora.

Per quanto concerne l’incastro dei ruoli all’interno di una coppia, in cui uno è “padrone” e l’altro “schiavo”, è importante sottolineare che possiamo trovarci  in una varietà di situazioni: in alcune la rigidità di questi ruoli è assente o attenuata , in altre, al contrario, la coppia è rigidamente attinente ai suoi ruoli.  Nel primo caso si possono verificare espliciti cambi di ruolo (si confermerebbe in tal modo la teoria freudiana di un’unica perversione che si gioca su due poli, sadico e masochista) oppure il sadico detiene in sé aspetti masochistici più velati  (ad esempio Kernberg, parlando del narcisista sostiene che l’atto sessuale è per lui sia un gesto aggressivo verso l’oggetto d’amore ma anche un masochistico avvicinamento ad esso nonostante la paura inconscia) e il masochista detiene aspetti sadici coartati (ad esempio sa che prostrandosi al volere del suo dominatore genera in qualche modo una dipendenza nell’altro che trae piacere dal sottometterlo).

In entrambi i casi relazioni sadomasochistiche di lunga durata, sono guidate da meccanismi finanche dissociativi dalla realtà, per cui la coppia nell’atto sessuale giunge ad una sublimazione e il dolore viene gradualmente percepito come piacere, l’inflizione di una pena è sufficiente a provocare un intenso godimento che va oltre la stimolazione sessuale. Inoltre la coppia raggiunge uno stato simbiotico caratterizzato da grande complicità ed intimità che li ingloba, isolandoli dal mondo, in una visione distorta della relazione, mai intesa come scambio alla pari ma sempre come una lotta di potere. Il sadico riconoscerà come relazioni possibili solo situazioni di supremazia, il masochista assumerà naturalmente sempre un atteggiamento di devozione e sacrificio. Subentra, talvolta, una sorta di alienazione sociale che si esprime attraverso la costruzione di un’identità sessuale ben precisa che li differenzia dagli altri. Schiavi e dominatori creano organizzazioni, talvolta vere e proprie sette, contraddistinte da un linguaggio proprio e simboli di riconoscimento visibili.

Dal punto di vista clinico il quadro più grave è quello del sadismo sessuale associato a Disturbo Antisociale di Personalità, perché in questo caso il soggetto potrebbe cercare partners non consenzienti e provare piacere nel controllo della vittima, terrorizzata dall’atto sadico imminente. Si tratta di un sadismo ancora più radicato che necessita di una reale e non simulata sofferenza da parte dell’altro che a differenza di un masochista non trae alcun piacere.

Un’ ulteriore distinzione va fatta rispetto all’assunzione di atteggiamenti sadomasochistici relegati alla sfera sessuale o maggiormente estesi anche nella quotidianità. Una distinzione, dunque, tra relazioni sessuali sadomasochistiche e relazioni interpersonali sadomasochistiche. Nel secondo caso siamo dinanzi a tratti di personalità sadici o masochistici ben più radicati, dunque non si tratta sicuramente di un semplice gioco erotico. Quando la sessualità non è necessariamente e sempre subordinata a tali schemi relazionali, allora le pratiche sessuali sadomasochistiche sono definibili giochi di coppia che hanno sicuramente anche una valenza positiva poiché non indispensabili ma piacevoli diversivi. Le pratiche giocose, va ricordato, sono sempre distinte da forme abusive e criminali. Una recente ricerca scientifica basata sulla somministrazione di questionari a soggetti praticanti BDSM (acronimo di Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo) e non,  ha evidenziato che gli amanti del BDSM occasionale risultano più estroversi, più coscienti di sé e meno nevrotici (Wismeijer, Van Assen; 2013). Dunque, in conclusione, non si tratta certo di pratiche sessuali da demonizzare e giudicare, come del resto vale per  ogni comportamento sessuale che non generi disagio, dipendenza, violazione della volontà dell’altro e della legalità.

Dr.ssa Federica Cosenza

BIBLIOGRAFIA

  • Dèttore D. (2001) “Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale”
  • Kernberg O.F. (1995) “Le relazioni d’amore”
  • Pietrantoni L. (2006) “Sadomasochismo e feticismo: aspetti clinici e psicosociali”, Ric. Sessuologia, vol. 30 2006, CIC
  • Wismejer A.J, van Assen M. (2013) “Psychological Characteristics of BDSM Pratictioners”, The Journal of Sexual Medicine, vol.10, n 8, pp. 1943-52
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