TRADIRE E FARE: LE DINAMICHE DELL’ INFEDELTÀ

Io avevo una lampada ad olio
Tu la luce
Chi ha venduto il lucignolo?

(J. Prévert “Gli innamorati traditi”)

Si sente spesso dire che il sesso extraconiugale può avere anche effetti benefici come rimedio contro la noia e la routine. Tale affermazione dovrebbe tuttavia non di certo giustificare l’infedeltà, quanto piuttosto chiamare ognuno di noi alla riflessione. Si potrebbe certamente pensare al fatto che il concetto di fedeltà e la morale in genere, diventano giorno dopo giorno sempre più superati, come la cabina telefonica all’epoca dell’ I-Phone. Poi ripensandoci potrebbe sorgere un’ambivalenza, parte di noi non è disposta ad abbandonare l’idea che valorizza sincerità e fedeltà in un rapporto. Non parliamo infatti di nuovi oggetti e tecnologie innovative, qui parliamo di esseri umani che esistono da sempre con i loro sentimenti di gioia, di dolore, con la capacità di innamorarsi e odiare. Parliamo di qualcosa di vivo e manipolato essenzialmente da un’ insoddisfazione di fondo che spinge a cercare sempre di più in tutto e non solo nelle relazioni amorose: siamo sempre a caccia del lavoro migliore, della casa più luminosa, della macchina più veloce e siamo sempre alla ricerca di cambiamenti in maniera repentina. La fedeltà, dunque, è sempre più una scelta personale. In amore fedeltà vuol dire esclusività, come nel monoteismo assoluto : “non avrai altro Dio all’infuori di me”. Essere fedeli risulta essere un arduo compito, richiede un dispendio di energie, spendere sé stessi a favore dell’amato. Citando Erich Fromm, “amare è un arte”, è un lavoro a tempo pieno che richiede dedizione, fantasia, impegno (Rif. “L’arte d’amare” E.Fromm). Con l’innamoramento due individui si scelgono e nella fase iniziale, non trovano difficile preferire il/la proprio/a partner a chiunque altro. Bisogna tuttavia riconoscere la fragilità degli equilibri e la tendenza esplorativa iscritta nel patrimonio biologico di ciascuno di noi. Diciamocelo: la fedeltà non è né facile né fisiologica! In quasi tutte le specie animali, il maschio produce e diffonde miliardi di spermatozoi. Alla base del suo comportamento sessuale c’è il principio di inseminare quante più femmine possibile.

La motivazione alla base del tradimento può essere di differente natura. Ci sono persone che tradiscono perché scelgono di non ingabbiare la loro pulsione istintiva, che accumulando libido evitano il rischio di sfogarla in modi disfunzionali e dunque preferiscono incanalarla nell’atto sessuale promiscuo e infedele. La libido: questa forza oscura che ha affascinato Freud e lo ha spinto a porre la sessualità alla base di tutte le attività umane perché gli pareva la potenza più difficilmente disciplinabile, incanalabile, dominabile. C’è poi chi tradisce poiché insoddisfatto e annoiato. Come dicevo prima, la relazione di coppia richiede forte motivazione e fantasia. Un’alta percentuale di relazioni finisce perché “si è spento qualcosa”. Una coppia resistente alle tentazioni è una coppia in grado di preservare e rinnovare attraverso giochi, sorprese e fantasie, quell’energia del primo bacio. Togliere per poi dare il doppio, concedere al desiderio di crescere attraverso l’assenza, mai dare l’altro per scontato, vivere la relazione con la consapevolezza che non esiste matrimonio che leghi per sempre e che tutto potrebbe finire domani. Strategie? No, atti d’amore per un “Noi”. Altro che relazione noiosa! Altra motivazione alla base del tradimento può essere il piacere di sedurre, molto diffuso tra i soggetti che nell’ infanzia hanno vissuto una forma di attaccamento insicuro con le figure genitoriali oppure, per dirla nei termini della Mhaler, si sono verificati dei problemi nella fase di separazione-individuzione dalla madre : momento in cui il bambino prende consapevolezza di essere un individuo distinto dalla figura materna e che la genitrice non resterà lì per sempre a soddisfare le sue richieste. Se la rappresentazione della figura non diventa interiorizzata e stabile, nel corso della vita si è sempre alla ricerca di conferme e di desideri di fusione. Esiste poi quella che, riferendomi al film di Gabriele Muccino, amo chiamare la sindrome da “Ultimo bacio”: è giunto il momento di crescere, di dire basta alle notti brave, c’è la prospettiva di una famiglia, il/la tuo/a partner è pronto/a per vivere l’età adulta e farsi carico delle responsabilità, ma la prospettiva mette angoscia e nostalgia, così ti concedi un ritorno ai giorni che scorrevano senza troppe domande e alle cose fatte per istinto e non pianificate. Bataille, invece, ci parla di trasgressione e violazione di un tabù e ritiene impossibile che l’erotismo possa sottostare alla morale e alle norme (Rif. “L’erotismo” G. Bataille). Invece alcuni autori, come Hillman, sostengono che il tradimento possa essere vissuto come un mezzo di crescita e di formazione dell’autonomia individuale. E’ necessario infrangere la fiducia primaria, per permettere ai rapporti di evolvere, per imparare a distinguere l’Altro dal Sé e per apprendere a fidare e a diffidare. Questo, inoltre, permetterebbe di acquisire la consapevolezza sia di poter essere traditi, sia di essere dei traditori potenziali (Rif. “Intervista su amore, anima e psiche” J.Hillman). Il tradimento è invece talvolta sinonimo di vendetta: coppie che non comunicano con le parole i propri disagi, li agiscono. Qualunque sia la motivazione alla base, un tradimento agito con intenzionalità è un inganno e, come tale, non può avere una valenza positiva sul processo della crescita. Al contrario, invece, può spingere irrimediabilmente verso il perpetrarsi di un circolo vizioso che si conclude con la distruzione della coppia (Rif. “Ti amo” F. Alberoni). Si tratterebbe dunque di coppie incapaci di comunicare e nelle quali sia il tradito che il traditore portano il peso della responsabilità della fine di un legame affettivo.

A mio avviso la scoperta della possibilità di tradire e di essere traditi fa parte di un sano processo di crescita, ma questo è ben differente dal mettere in atto volontariamente un tradimento, nell’intenzione di favorire tale processo. Sarà proprio la fiducia di base, costruita e veicolata grazie alle prime relazioni con le persone significative per il bambino, ciò che consentirà di stabilire relazioni basate sull’af-fidarsi reciproco.

Ci sono poi ovviamente differenze di genere e di età. Le donne, tendenzialmente, tradiscono solo quando l’attrazione fisica si associa a una fantasia amorosa, generata da un corteggiamento. Giacomo Dacquino, psichiatra e psicoterapeuta dice in un’intervista : “oggi si è visto che la donna tradisce anche per vendetta, per aggressività, per noia o per solitudine”. All’ uomo invece, basterebbe una generosa scollatura o una gonnellina che lascia poco all’immaginazione, insomma, uno stimolo visivo erotico è generalmente sufficiente a far cadere in tentazione. L’uomo cerca prevalentemente solo il sesso ed evita abilmente di invischiarsi in storie sentimentali. Per quanto concerne le differenze di età, i più giovani giudicano in modo diverso il rapporto di coppia rispetto agli adulti. Gli adolescenti, in realtà non “tradiscono”, ma esprimono la normale tensione adolescenziale fra bisogno di legame e desiderio di libertà, fra bisogni regressivi di presenza e di accudimento, e fantasie di emancipazione più o meno trasgressive. Gli adulti, invece, hanno regole diverse, come spiega Gianna Schelotto, la fedeltà è certamente una virtù, ma in molti casi può essere anche il risultato di un bisogno più profondo di sicurezza. A un certo punto tradire e correre il rischio di separarsi potrebbe essere sentito come uno scardinamento di ciò che di se stessi si è edificato. Ecco perché, anche in presenza di dissensi o incomprensioni molti restano insieme. (Rif.”Equivoci e sentimenti” G.Schelotto)

Ma allora bisogna davvero arrendersi all’ idea di una inevitabile infedeltà? Dobbiamo accettare che la nostra dolce metà si infili sotto le nostre lenzuola con un odore diverso dal suo sulla pelle? Dobbiamo tradire senza scrupoli e riuscire a guardare sfacciatamente gli occhi di chi ci sta accanto dopo aver goduto tra le braccia di un’altra persona? Dura da mandar giù vero? Siamo certi non ci sia soluzione? Dite un po’, chi di voi ha mai preso un giorno di ferie e ha fatto una gita stravagante, un pic-nic o una giornata a casa con la voglia di creare qualcosa con l’altro? Chi ha avuto il coraggio di fare una lista di nuove cose da fare con lui/lei? È più facile farsi mangiare dalla noia e dall’insoddisfazione che non inventarsi qualcosa di “terapeutico” per la coppia. E allora a briglia sciolta, ci si tradisce, ci si consuma e ci si distrugge.

Dr.ssa Federica Cosenza

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