LOVE ADDICTION. QUANDO L’AMORE DIVENTA UNA TRAPPOLA.

“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo

conseguenze di un’infanzia infelice

e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento,

ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi

lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo,

e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.”

(Robin Norwood)

Il problema della dipendenza affettiva è attuale sia per motivi psicopatologici che socioculturali. A livello intrapsichico profondo si può rintracciare nei soggetti che sviluppano tale forma di dipendenza comportamentale, una labilità dell’oggetto d’amore che entra in risonanza con i fattori di personalità e con elementi di vulnerabilità come forme di attaccamento insicuro durante l’infanzia (e dunque il mancato riconoscimento e soddisfacimento dei bisogni del bambino da parte delle figure di accudimento) e/o traumi pregressi, storie di abusi e violenze. Intervenienti sono anche fattori sociali attuali: per secoli i rapporti tra uomo e donna sono stati fortemente condizionati da percorsi obbligati. I ruoli erano piuttosto rigidi e da essi non si poteva uscire senza incorrere in giudizi e ostracismi, soprattutto per il genere femminile. Dunque la società non poteva prendere coscienza di dinamiche dipendenti all’interno dalla coppia: la donna doveva soddisfare il proprio marito a prescindere dal suo benessere psicologico e fisico all’interno della relazione. Dalla letteratura risulta che il 99% dei soggetti dipendenti affettivi sono di genere femminile (D. Miller, 1994). La fascia di età interessata è varia e va dai 20 ai 50 anni (D. Miller, 1994). Seppur di attuale rilevanza, il fenomeno è stato portato all’attenzione a partire dal 1945 da Fenichel. In “trattato delle nevrosi e delle psicosi” introduceva il termine “amore dipendenti” ad indicare persone che necessitano dell’amore come altri necessitano del cibo e della droga. Lo stesso Freud, precedentemente parlò di “elisir d’amore” come potente droga per il cervello. Seppur ancora non riconosciuta tra le categorie del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), la dipendenza affettiva a partire dagli anni ’70 con la pubblicazione di “Donne che amano troppo” della psicoanalista americana Robin Norwood, è diventata una forma di dipendenza riconosciuta e studiata.

Per descrivere tale forma di dipendenza, è opportuno operare una distinzione tra “passione amorosa”, uno stato necessario e universale per l’essere umano che connota specialmente le prime fasi dell’innamoramento, e la dipendenza affettiva, ossia una condizione relazionale negativa, identificabile come una “fame d’amore” interiore, insaziabile e insopportabile che traduce bisogno di sicurezza, conferma, riconoscimento da parte dell’altro. Diversi studi associano tale forma di dipendenza e la dipendenza sessuale a quella da sostanze (Hatfield & Rapson, 1987; Yoder, 1990; Speziale, 1994; Keane, 2004; Fisher, 2006). La ricerca della vicinanza del partner persevera anche quando viene riconosciuto il malessere psicologico associato alla relazione e molto spesso anche quando la relazione è accompagnata da violenza e umiliazione. L’emozione prevalente consiste nel timore della disapprovazione e dell’abbandono. I segnali  maggiormente significativi sono ossessione per l’altro, intolleranza alla solitudine, senso d’inferiorità (dunque scarsa autostima), rancore e rabbia, coinvolgimento totale nella relazione e conseguente vita sociale ridotta, gelosia e possessività. Si assiste dunque ad una vera e propria perdita d’identità e della propria capacità critica. Conseguente a ciò è alto il tasso di incidenza di stati ansiosi e disturbi dell’umore (quando il loro bisogno è appagato possono manifestare esaltazione, incremento di energia. Qualora il partner si dimostri assente e/o ostile il calo dell’umore è drastico e associato a ritiro sociale, anedonia e disturbi del sonno). Inoltre i dipendenti affettivi vanno incontro ad accettazione di violenze fisiche e psicologiche. Infine è stato riscontrato un significativo legame tra dipendenza affettiva e stalking  su un campione femminile (Purcell, Pathe & Mullen, 2001).

Molto spesso nelle coppie disfunzionali si attivano circuiti di co-dipendenza in cui ciascun partner agisce in modo da rendere debole l’altro e quindi dipendente. Non è un caso che dipendenti affettivi scelgono partner anch’essi problematici.

Per quanto concerne i fattori predisponenti, oltre ad un attaccamento insicuro durante l’infanzia e a storie di abusi e violenze o più in generale traumi, concorrono anche tratti di personalità patologici. Lingiardi (2005) evidenzia il rapporto tra Personalità Dipendente e dipendenza relazionale. Le persone con un disturbo dipendente di personalità si caratterizzano per la profonda insicurezza nelle proprie capacità e risorse, per il bisogno eccessivo e costante di accudimento e per i comportamenti adesivi che ne conseguono. Sono personalità che vivono nel costante terrore dell’abbandono e della fine di relazioni, per questo hanno la tendenza a trovarsi invischiate in relazioni che includono giochi di potere. Inoltre è stata trovata una relazione tra dipendenza affettiva e disturbo borderline di personalità: i dipendenti hanno elevati livelli di impulsività (Sophia, 2009) cercano affetto come reazione all’ansia e all’angoscia e per ridurre il senso di vuoto e solitudine che li attanaglia (Weiss & Schneider, 2006; Sussman, 2010).

L’intervento su tale problematica, mira essenzialmente prima di tutto al riconoscimento della dipendenza: la società e i media dipingono un mito di amore romantico connotato da alternanza di gioia e sofferenza, il termine passione stesso è portatore di tale ambivalenza. E’ invece essenziale rimandare un’educazione affettiva chiarendo che all’interno della coppia ciascun individuo dovrebbe sentirsi arricchito e allo stesso tempo portatore di risorse. E’ fondamentale l’intervento nella direzione della conquista di indipendenza e autonomia affettiva (nonché della propria identità): tale risultato è perseguibile attraverso la maturazione della consapevolezza dei sentimenti e della capacità di esprimerli. E’ necessario intervenire combattendo pensieri e pregiudizi negativi su se stessi, come anche l’ingiustificata e assurda presunzione di poter cambiare il partner facendolo aderire ad un modello ideale interno che vada a soddisfare i bisogni non curati nell’infanzia o a risanare ferite traumatiche pregresse.

BIBLIOGRAFIA

  • Sussman (2010) Love addiction: definition, etiology, treatment, Routledge Taylor & Francis Group – Sexual Addiction and Compulsivity, 17:31-45
  • M. Diamond (2004) Emerging perspectives on distinctions between romantic love and sexual desire, Current Directions in Psychological Science, 13, 116-119
  • Purcell, M. Pathe, P.E. Mullen (2001), A study of woman who stalk. American Journal of Psychiatry, 194, 451-455
  • A. Spaziale (1994) , Marital conflict versus sex and love addiction. Families in society, 75, 509
  • A. Feeney, P. Noller (1990), Attachment style as a predictor of adult romantic relationship, Journal of personality and social psychology, 58, 281-291
  • Reynaud, L. Karila, L. Blecha, A. Benyamina (2010) Is love passion an addictive disorder? The American journal of drugs and alcohol Abuse, 36:261-267
  • Lingiardi (2005) Personalità dipendente e dipendenza relazionale in V.Carretti, D. La Barbera, Le dipendenze patologiche, ed. Raffaello Cortina, 71-111
  • Miller (1994) Donne che si fanno male, Feltrinelli
  • Norwood (1989) Donne che amano troppo, Feltrinelli

Dr.ssa Federica Cosenza

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