QUANDO NARCISO TI ACCAREZZA VUOLE L’ANIMA

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Non è l’unico caso in cui la mitologia greca, precorrendo i tempi della psicologia, individua ben chiaramente caratteristiche dell’essere umano. Dal mito di Narciso, bellezza inequiparabile, corteggiato e irraggiungibile, morto di troppo amore per se stesso, la psicologia assume il termine che designa un assetto personologico connotato da un’equilibrio psicologico appeso ad un filo: quello delle conferme, dei riconoscimenti provenienti dall’ambiente di vita esterno che forniscono linfa vitale da cui scaturisce l’autostima. Ecco la personalità narcisistica districarsi nel labirinto identitario. Sebbene ciascuno di noi non è insensibile alle conferme o alle critiche che possano derivare dall’opinione pubblica, il narcisista basa su tutto ciò l’equilibrio identitario e dunque psichico. Diventa indispensabile la ricerca dell’altro che funga da specchio che rifletta un’immagine di sé integra e valorosa. La ricerca di una convalida è esasperata, la reazione alla critica è esagerata in senso negativo. Kernberg rileva come nodo patologico di tali personalità un “disturbo dell’autostima” celato e negato tramite atteggiamento di onnipotenza e grandiosità. Tutto ciò rimanda inevitabilmente ai processi evolutivi di un bambino “evitato” dalle figure d’accudimento e reso autonomo precocemente, dunque abituato a nascondere le proprie debolezze. Se si guarda oltre l’atteggiamento fatuo, la grandiosità ostentata, la posizione di superiorità che occupano i narcisisti, riservando critiche per tutti gli altri, si può ritrovare un bambino profondamente ferito che teme di perdere prestigio e approvazione. Una profonda analisi di tali personalità smaschera senso d’inadeguatezza, fragilità e invidia.

Le manifestazioni comportamentali del narcisista possono variare molto: Gabbard (1989) li distingue in inconsapevoli ed ipervigili. I primi si caratterizzano per mancanza di consapevolezza delle reazioni degli altri, arroganza, egocentrismo ed apparente impermeabilità all’idea di essere ferito dagli altri. Gli ipervigili al contrario sono molto sensibili alle reazioni altrui, schivi, tendenti all’isolamento, permalosi, pronti ad evidenziare mancanze di rispetto o ad esternare critiche verso gli altri.

Ciò che li accomuna resta l’obiettivo: compensare uno squilibrio interno che tuttavia non sono in grado di riconoscere coscientemente.

Viene preservato il loro funzionamento psichico, cosicché le difficoltà che incontrano riguardano soprattutto i rapporti interpersonali e le relazioni affettive. I narcisisti costruiscono relazioni che possano assecondare i loro bisogni e compensare le loro lacune, per questo si tratta di scambi relazionali impari, caratterizzati sempre da una certa quota di sfruttamento dell’altro, attraverso una manipolazione affettiva, talvolta di matrice perversa e atteggiamenti altamente seduttivi, ingredienti essenziali per il controllo e il dominio sull’altro che, si ritrova in poco tempo, sedotto e imbrigliato in una rete apparentemente protettiva, connotata d’affettività e trasporto emotivo. Quando l’altro si ribella alla logica di supremazia del narciso, facendogli vacillare l’autostima ed esponendolo dunque ad un potenziale crollo depressivo, possono diventare aggressivi e sprezzanti. Il narcisista è di fatto carente d’empatia: i bisogni o le urgenze dell’altro non vengono mai visti, da qui la loro incapacità d’amare e coinvolgersi in relazioni affettive se non in maniera superficiale e poco duratura. Di fatto le brevi relazioni dei soggetti narcisisti, terminano quando l’altro avanza richieste ed espone i propri bisogni, quando viene dunque esternata domanda di un maggior coinvolgimento emotivo. Il soggetto narcisista, infatti, fugge dall’intimità e dalla dipendenza dall’altro (inconsapevoli di essere, dipendenti, se non dall’altro quanto meno dalle conferme che questo può dare). Negare la dipendenza nasce dal fatto di non poter riconoscere i propri bisogni e l’idea che possano essere negati, come nell’infanzia, ancora una volta. Si può evidenziare dunque una scarsissima soglia di tolleranza alla frustrazione. La possibilità di fallimento e abbandono viene esorcizzata attraverso la svalutazione, umiliazione e allontanamento dell’altro che diviene improvvisamente privo di attrattiva e deprezzato. L’altro, inizialmente idealizzato e desiderato in maniera possessiva e passionale, diventa mero oggetto della propria affermazione. I rapporti interpersonali nascono tutti con l’esigenza di legare a sé l’altro dominandolo attraverso una subdola manipolazione, in tal modo viene sedata l’angoscia di base sedimentatasi durante le prime relazioni.. Sono per questo circondati spesso di amici e colleghi che li ammirino e, nonostante si proiettino come single nel futuro, sono quasi sempre in coppia con un/una o più partner. Molto spesso rincorrono l’ideale di un’amore “adolescenziale” ed idilliaco che riservi forti emozioni. Una modalità relazionale fatua che dunque li condanna a rincorrere sempre una Chimera. Mettono costantemente e coscientemente a dura prova chi li affianca. L’incapacità di provare rimorso e autentici sentimenti depressivi, è un’arma potentissima in questa continua “lotta di supremazia”. Non riconoscono mai il loro contributo nei conflitti interpersonali e i sentimenti di angoscia e melanconia legati alle separazioni vengono esperiti sotto forma di rancore o rabbia, proiettando sull’altro inadeguatezza e responsabilità, rendendolo “pattumiera” in cui riporre i propri aspetti negativi e inaccettati. Ad esempio, soventemente la fine di una relazione verrà imputata all’altro che verrà accusato di immaturità, inadeguatezza e dunque svalutato. Tale caratteristica relazionale varia a seconda dell’intensità del disturbo fino ad arrivare ad un atteggiamento spietato e di freddo distacco emotivo, tipico del narcisista maligno con derive antisociali.

Quando i narcisisti sono dotati di intelligenza, attraverso un atteggiamento ambizioso e competitivo possono raggiungere vette alte e avere una carriera lavorativa occupando spesso posizioni di leadership, incrementando così ancor più il loro fascino. L’ammirazione e le lodi che ricevono per le conquiste lavorative è un serbatoio di cui usufruiscono e spesso vi basano l’esistenza.

E’ sovente che vengano pervasi da sensazioni di vuoto, noia e disinteresse, congiuntamente all’ossessione per la propria immagine, requisiti di perfezione, successo e denaro.

Possono apparire molto generosi per dimostrare quanto siano eccezionali e prodighi.

Il crollo delle personalità narcisistiche si presenta solitamente con l’avanzamento dell’età o in condizioni di vulnerabilità fisica in cui vengono intaccati immagine corporea e prestigio della carriera lavorativa. Tendenzialmente gli uomini reagiscono cercando relazioni con donne molto più giovani, le donne rispondono attraverso il ricorso alla chirurgia estetica.

Hanno una enorme difficoltà nel chiedere aiuto, anche quando sono pervasi da un crollo psicologico, pensando di poter risolvere tutto da soli e che le loro soluzioni siano migliori anche rispetto a quelle di altri esperti.L’amore potrebbe essere per loro una risorsa valida, tuttavia sono dei grandi sabotatori della relazione, mettendo in discussione il/la partner passando dall’idealizzazione iniziale alla totale negazione dei pregi. Restano dunque relegati nelle loro isole, in un atteggiamento difensivo, in uno stordimento fatto di aspetti superficiali senza un occhio alla bussola interiore dei propri stati emotivi.

IL TRAINING AUTOGENO, STRUMENTO DI BENESSERE

 

Che cos’è?

Si tratta di una tecnica di rilassamento, uno strumento di aiuto psicosomatico introdotto da J.H. Schultz che lo ha definito “metodo di auto distensione da concentrazione psichica”. Se il training viene praticato costantemente e correttamente, attraverso un meccanismo di autosuggestione, consente un addestramento al cambiamento psicofisico, una maggiore conoscenza di se stessi, una fuga dallo stress quotidiano diventando per l’individuo una risorsa dalle grandi potenzialità, dal miglioramento delle performances alla risoluzione di disagi psicosomatici di vario tipo.

Alla base del metodo…

L’allenamento agli esercizi permette, dopo l’iniziale fase di addestramento, di raggiungere i primi benefici psicofisici immediati e gli effetti a lungo termine di cambiamento dei processi psicosomatici negativi, grazie alla ripetizione di formule autogene. Si tratta dunque di una tecnica che agisce su tre livelli parallelamente: fisiologico, favorendo l’equilibrio del Sistema Nervoso Autonomo e del sistema endocrino; fisico, migliorando lo stato di benessere e salute; psicologico, alleviando la mente da pensieri negativi e angoscianti e stimolando la concentrazione. Gli esercizi consentono il riposo dell’organismo stressato e allo stesso modo permettono di passare gradualmente ad una maggiore consapevolezza e controllo delle reazioni corporee.

“Training” vuol dire “allenamento”, “autos” vuol dire “da se” e “genos” significa “che si genera” . L’etimologia della denominazione della tecnica spiega dunque i suoi obiettivi: rendere una persona in grado di svolgere autonomamente le sessioni di training autogeno dopo un’ iniziale guida dell’esperto psicologo. Si tratta dunque di una forma di apprendimento in grado di modificare le nostre connessioni cerebrali e produrre risposta positiva in base a determinati stimoli.

Esercizi del Training Autogeno

Dopo un esercizio propedeutico (esercizio della calma, ossia controllo degli stati d’ansia e confusione) sono previsti due esercizi fondamentali e quattro complementari .

Il primo esercizio fondamentale è quello della pesantezza che consente il raggiungimento di uno stato di rilassamento muscolare, estremamente utile per affrontare problematiche del dolore, cefalee muscolo tensive e insonnia.

Il secondo esercizio fondamentale è quello del calore che consente di ottenere cambiamenti a livello circolatorio accrescendo il rilassamento e la mobilità muscolare.

Tra gli esercizi complementari vi è quello del cuore che permette il contatto con il proprio ritmo vitale consentendo la regolazione di eventuali aritmie cardiache di origine psicosomatica, componenti fondamentali di molti stati d’ansia.

Con l’esercizio del respiro si impara a liberare la funzione respiratoria da aspetti psicologici che tendono ad alterarla. Ad esempio, un’attivazione ansiosa comporta un’accelerazione del respiro con conseguente scarsa ossigenazione e dunque capogiri e svenimenti.

L’esercizio del plesso solare coinvolge molti organi interni quali intestino, fegato, pancreas, milza, rene e surrene, che convogliano tutti verso lo stesso ganglio nervoso, mediatore del loro funzionamento.  L’esercizio è particolarmente benefico per chi somatizza tensioni psicologiche sul tratto gastro-intestinale, bersaglio diffuso, tanto da essere noto come “secondo cervello”.

Infine l’esercizio della fronte fresca interviene a livello fisico nel controllo dell’afflusso del sangue al cervello e a livello psicologico sulla capacità di allontanare pensieri pesanti  a favore di una mente fresca e lucida.

Apprendimento della tecnica

E’ necessario ricorrere ad uno psicologo o medico specializzato. Esiste anche la possibilità di seguire un vero e proprio percorso psicologico attraverso la psicoterapia autogena.

Ambiti di applicazione

  • Psicologia della salute (promozione del benessere)
  • Psicologia clinica (trattamento stati ansiosi e depressivi, fobie, disfunzioni sessuali, somatizzazioni)
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia dello sport

 

A cura della Dr.ssa Federica Cosenza

LE RELAZIONI SADOMASOCHISTICHE: IL CONFINE TRA GIOCO EROTICO E PATOLOGIA

BDSM_collar_backNell’ultimo periodo il rumor generatosi attorno al fenomeno del sadomasochismo si è amplificato in seguito alla diffusione della saga erotica delle Cinquanta Sfumature. Un fenomeno mediatico che ha portato un popolatissimo pubblico (prevalentemente femminile) nelle sale cinematografiche.  Dovremmo dedurre una tendenza sadomasochistica in ciascuno di coloro che hanno trovato i libri o il film interessante? In realtà la saga altro non è che un romanzo rosa se consideriamo il finale. Una pietra miliare della cultura di massa rivolta alle donne (a differenza del materiale pornografico rivolto ad un pubblico prevalentemente maschile), che si incentra sulla relazione tra una giovane donna ingenua e un uomo famoso, irraggiungibile, spesso di cattiva fama e inattendibile, attraente ma pericoloso e minaccioso. Dopo una serie di vicende deludenti e spaventose, l’eroina viene finalmente abbracciata dall’uomo nero che infondo ha gran cuore o che è stato trasformato dalla forza dell’amore. Lei gli si abbandona tra le braccia e la storia finisce. Tutto ciò ha ben poco a che fare con il sadomasochismo. Se volessimo prendere in esame una vera relazione sadomasochista, piuttosto citerei il romanzo “Histoire d’O.” datato 1954 (D.Aury).

Ma sorvolando sugli aspetti mediatici attorno al fenomeno, offrirei piuttosto un’analisi psicologica che ne chiarisca l’entità e gli eventuali aspetti patologici coinvolti.

Come premessa è necessario distinguere il gioco erotico dalla parafilia, ossia un disturbo sessuale caratterizzato da ricorrenti e intensi impulsi sessuali e fantasie o comportamenti eccitanti sessualmente che creano distress o comunque danneggiano il soggetto nella misura in cui sono necessari e indispensabili  per provare piacere sessuale, portano ad atti contro la legge, coinvolgono persone non consenzienti o danneggiano le relazioni interpersonali. Nello specifico il masochismo è definito come “Eccitamento sessuale (nel comportamento o fantasia) derivante dall’atto reale e non simulato, di essere umiliato, picchiato, legato o fatto soffrire in qualche altro modo ”, il termine deriva dal nome dello scrittore tedesco Leopold von Sacher-Masoch, che presentava tale parafilia nei suoi scritti. Il sadismo è invece definito “Eccitamento sessuale (nel comportamento o in fantasia) derivante da azioni reali e non simulate, che inducono sofferenza psicologica e fisica nella vittima” , il termine, in questo caso, deriva dal nome del marchese Donatien Alphonse François de Sade, noto libertino settecentesco.

Una prima teorizzazione di matrice psicoanalitica evidenzia una relazione complementare e simmetrica fra sadismo e masochismo, in pratica due facce della stessa medaglia, i due versanti della stessa perversione (parafila oggi è il termine utilizzato, n.d.r.), le cui forme attive e passive si incontrano nello stesso individuo. Secondo Freud: “Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è allo stesso tempo un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente”. La soddisfazione del sadico nel vedere soffrire la sua vittima si spiega, dunque, attraverso la sua identificazione con la vittima: il sadico gode nel far soffrire sé stesso.

Sempre in un’ottica psicodinamica, Stolorow e Lachmann (1980) hanno proposto la teoria secondo cui il masochismo sarebbe un mezzo mediante cui la personalità narcisistica rafforzerebbe il proprio senso di sé in quanto l’essere percossi è comunque un modo di essere notati piuttosto che ignorati; oppure come sostiene Kernberg (1988) si tratta di un metodo per inorgoglirsi di sé in quanto in grado di sopportare dolore e umiliazione in misura maggiore rispetto a tutti gli altri. Si potrebbe tuttavia pensare che, tali teorizzazioni circa le personalità narcisistiche, si adatterebbero meglio al sadismo, infatti possiamo facilmente dedurre che la dominazione sia uno strumento attraverso il quale consolidare il proprio senso di sé. Ciò, inoltre, sarebbe coerente con la teorizzazione dello stesso Kernberg, secondo cui, il narcisista mostra una paura inconscia dell’oggetto del suo amore, dal quale si difende attraverso agiti aggressivi più o meno espliciti. Solo così può mantenere integro e saldo il suo Sé. Dunque il sadismo può essere definito come una dominazione dell’oggetto d’amore per evitare che questo abbia il potere di disintegrare il narcisista. In quest’ottica il sadico vive dunque la normale reciprocità delle relazioni umane come uno sfruttamento, un’invasione e un pericolo.

Infine, assumendo l’ottica psicoanalitica, le tracce motivazionali del masochismo vengono fatte risalire ad un periodo di forte conflittualità: la fase edipica (desiderio di fusione con il genitore del sesso opposto), di per sé frustrante e generatrice di forti sensi di colpa per il desiderio di distruzione del genitore dello stesso sesso. Una sorta di fissazione, dunque, in quella fase così frustrante che porta a ripetere all’infinito tale esperienza unitamente all’espiazione di un senso di colpa generatosi allora e che si ripropone ancora.

Per quanto concerne l’incastro dei ruoli all’interno di una coppia, in cui uno è “padrone” e l’altro “schiavo”, è importante sottolineare che possiamo trovarci  in una varietà di situazioni: in alcune la rigidità di questi ruoli è assente o attenuata , in altre, al contrario, la coppia è rigidamente attinente ai suoi ruoli.  Nel primo caso si possono verificare espliciti cambi di ruolo (si confermerebbe in tal modo la teoria freudiana di un’unica perversione che si gioca su due poli, sadico e masochista) oppure il sadico detiene in sé aspetti masochistici più velati  (ad esempio Kernberg, parlando del narcisista sostiene che l’atto sessuale è per lui sia un gesto aggressivo verso l’oggetto d’amore ma anche un masochistico avvicinamento ad esso nonostante la paura inconscia) e il masochista detiene aspetti sadici coartati (ad esempio sa che prostrandosi al volere del suo dominatore genera in qualche modo una dipendenza nell’altro che trae piacere dal sottometterlo).

In entrambi i casi relazioni sadomasochistiche di lunga durata, sono guidate da meccanismi finanche dissociativi dalla realtà, per cui la coppia nell’atto sessuale giunge ad una sublimazione e il dolore viene gradualmente percepito come piacere, l’inflizione di una pena è sufficiente a provocare un intenso godimento che va oltre la stimolazione sessuale. Inoltre la coppia raggiunge uno stato simbiotico caratterizzato da grande complicità ed intimità che li ingloba, isolandoli dal mondo, in una visione distorta della relazione, mai intesa come scambio alla pari ma sempre come una lotta di potere. Il sadico riconoscerà come relazioni possibili solo situazioni di supremazia, il masochista assumerà naturalmente sempre un atteggiamento di devozione e sacrificio. Subentra, talvolta, una sorta di alienazione sociale che si esprime attraverso la costruzione di un’identità sessuale ben precisa che li differenzia dagli altri. Schiavi e dominatori creano organizzazioni, talvolta vere e proprie sette, contraddistinte da un linguaggio proprio e simboli di riconoscimento visibili.

Dal punto di vista clinico il quadro più grave è quello del sadismo sessuale associato a Disturbo Antisociale di Personalità, perché in questo caso il soggetto potrebbe cercare partners non consenzienti e provare piacere nel controllo della vittima, terrorizzata dall’atto sadico imminente. Si tratta di un sadismo ancora più radicato che necessita di una reale e non simulata sofferenza da parte dell’altro che a differenza di un masochista non trae alcun piacere.

Un’ ulteriore distinzione va fatta rispetto all’assunzione di atteggiamenti sadomasochistici relegati alla sfera sessuale o maggiormente estesi anche nella quotidianità. Una distinzione, dunque, tra relazioni sessuali sadomasochistiche e relazioni interpersonali sadomasochistiche. Nel secondo caso siamo dinanzi a tratti di personalità sadici o masochistici ben più radicati, dunque non si tratta sicuramente di un semplice gioco erotico. Quando la sessualità non è necessariamente e sempre subordinata a tali schemi relazionali, allora le pratiche sessuali sadomasochistiche sono definibili giochi di coppia che hanno sicuramente anche una valenza positiva poiché non indispensabili ma piacevoli diversivi. Le pratiche giocose, va ricordato, sono sempre distinte da forme abusive e criminali. Una recente ricerca scientifica basata sulla somministrazione di questionari a soggetti praticanti BDSM (acronimo di Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo) e non,  ha evidenziato che gli amanti del BDSM occasionale risultano più estroversi, più coscienti di sé e meno nevrotici (Wismeijer, Van Assen; 2013). Dunque, in conclusione, non si tratta certo di pratiche sessuali da demonizzare e giudicare, come del resto vale per  ogni comportamento sessuale che non generi disagio, dipendenza, violazione della volontà dell’altro e della legalità.

Dr.ssa Federica Cosenza

BIBLIOGRAFIA

  • Dèttore D. (2001) “Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale”
  • Kernberg O.F. (1995) “Le relazioni d’amore”
  • Pietrantoni L. (2006) “Sadomasochismo e feticismo: aspetti clinici e psicosociali”, Ric. Sessuologia, vol. 30 2006, CIC
  • Wismejer A.J, van Assen M. (2013) “Psychological Characteristics of BDSM Pratictioners”, The Journal of Sexual Medicine, vol.10, n 8, pp. 1943-52

ABSTRACT DI TRE ARTICOLI SCIENTIFICI PRESENTATI IN OCCASIONE DEL XI CONGRESSO NAZIONALE DI PSICOLOGIA DELLA SALUTE

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1) DO..RE..MI..FA..EFFETTI DELLA MUSICA SULL’ATTENZIONE SOSTENUTA

Cosenza F.; Marotta A.; Casagrande M. – Dipartimento di Psicologia Università di roma La Sapienza

Introduzione

Numerosi studi hanno evidenziato un’influenza positiva della pratica musicale o della musicoterapia sui processi cognitivi. Poco studiati hanno invece valutato gli effetti dell’ascolto della musica sulle abilità cognitive. In quest’ambito è ben noto l’“effetto Mozart” (miglioramento di abilità cognitive e umore in seguito all’ascolto di una sonata di Mozart), sebbene i risultati sperimentali siano stati inconsistenti.

Obiettivo

Questo studio ha valutato se l’ascolto di un brano musicale migliora l’attenzione sostenuta. Si sono considerati quattro generi musicali: musica classica (effetto Mozart), heavy-metal (ritmi aggressivi), musica popolare (andamento allegro, cadenza ritmica), musica leggera italiana (armonia musicale, messaggio verbale); come controllo si è utilizzato un rumore di sottofondo.

Metodo

Hanno partecipato 184 adolescenti (età media:16.86 anni), divisi in maniera random nei seguenti gruppi: Musica metal, Musica popolare, Musica leggera italiana, Musica classica, Rumore.  Per valutare l’attenzione sostenuta si è utilizzato il Test di Cancellazione di Lettere (TCL; Casagrande et al. 1997), con due livelli di difficoltà: a due (2L) e tre lettere (3L). Un questionario valutava la familiarità musicale. Prima e dopo l’ascolto del brano (durata 5 minuti) venivano somministrate le due versioni del TCL.

Risultati

La MANCOVA GruppoxSessione(Pre,Post)xDifficoltà(TCL2L,TCL3L), che ha considerato come covariata la familiarità musicale e come variabili dipendenti l’accuratezza e la velocità, ha evidenziato un’interazione significativa (p<.001), con un incremento dell’attenzione in seguito all’ascolto di musica metal, popolare e leggera nel TCL.2L e della musica metal nel TCL.3L.

Conclusioni

L’ascolto di un breve brano musicale migliora l’attenzione sostenuta negli studenti di scuola superiore. La musica heavy-metal è particolarmente efficace a migliorare l’attenzione, indipendentemente dal carico attentivo del compito. La musica popolare e la musica  leggera sono efficaci solo quando il carico attentivo è basso (LCT.2L). Sebbene i risultati non confermino l’effetto Mozart suggeriscono che altri generi musicali potrebbero essere utilizzati per incrementare l’attenzione negli adolescenti.

2) MUSICA E UMORE: EFFETTI SU UN GRUPPO DI ADOLESCENTI E DI GIOVANI ADULTI

Cosenza F.; Marotta A.; Casagrande M. – Dipartimento di Psicologia Università di Roma La Sapienza

Introduzione

Numerosi studi hanno evidenziato come ascoltare un brano musicale possa influenzare l’umore (Thoma et al., 2012. Tuttavia, non è ancora ben noto quanto tale effetto dipenda dal genere musicale e dall’età di chi ascolta.

Obiettivo

In questo studio si è valutato se e come  il genere musicale è in grado di modulare l’umore, e se tale effetto dipenda dall’etá di chi ascolta.

Metodo

Hanno partecipato allo studio 288 studenti: 144 giovani adulti (età media:25.59 anni) e 144 adolescenti (età media:16.76 anni), suddivisi in maniera random nei seguenti Gruppi: Musica metal, Musica popolare, Musica leggera italiana, Musica classica, Rumore. Per valutare le variazioni del tono dell’umore si è utilizzato il MVAS-9, un test costituito da scale visuo-analogiche che consentono di valutare due fattori dell’umore, l’Attivazione Energetica (Concentrazione, Energia, Stanchezza, Sonnolenza) e il Tono Affettivo (Calma, Contentezza, Tensione, Irritabilità, Tristezza).  L’umore è stato valutato prima e dopo l’ascolto del brano  musicale (durata 5 minuti).

Risultati

I dati relativi all’Attivazione Energetica hanno evidenziato una significativa interazione EtàxSessione (F1,230=17.4;p<.0001), con una riduzione dell’attivazione energetica in seguito all’ascolto di un brano musicale negli adolescenti (p<.0001), ma non negli adulti (p=.64). Tale effetto non era però modulato dal genere musicale. I dati relativi al Tono Affettivo, hanno invece evidenziato un’interazione significativa EtáxGenerexMusicalexSessione (F4,230=3.81;p<.005), con una riduzione del tono affettivo in seguito all’ascolto del brano di musica metal negli adolescenti (p<.0001), ma non negli adulti (p=.99).

Conclusioni

I risultati indicano che l’ascolto della musica influenza l’umore degli adolescenti. In particolare, l’ascolto di un brano musicale, indipendentemente dal genere musicale, sembrerebbe essere in grado di ridurne l’attivazione energetica; mentre il tono affettivo sembrerebbe peggiorare  solo in seguito all’ascolto di un brano di musica metal. Negli adulti, invece, l’ascolto di un brano musicale non sembra modulare né l’umore né il livello di attivazione energetica.

3) EFFETTO MOZART ED EFFETTO METAL: INCREMENTARE L’ATTENZIONE NEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

Cosenza F.; Marotta A.; Casagrande M. – Dipartimento di Psicologia Università Roma La Sapienza

Introduzione

Ascoltare un brano di musica classica, capace di indurre un umore negativo, durante l’esecuzione di un compito attenzionale (Attention Network Test, ANT) determina un incremento dello stato di allerta; lo stesso risultato non si osserva se il brano induce un umore positivo o neutro (Jiang et al., 2012). Non è chiaro tuttavia se l’ascolto di brani di generi musicali diversi possano influenzare differentemente l’efficienza dei sistemi attenzionali.

 Obiettivo

Questo studio ha valutato se l’ascolto di diversi generi musicali modula l’efficienza dei dei diversi sistemi attenzionali.

Metodo

Hanno partecipato 144 studenti universitari (età media: 25.59 anni), suddivisi in maniera random nei seguenti Gruppi: Musica metal, Musica popolare, Musica leggera italiana, Musica classica, Rumore, Controllo (nessun ascolto). Per valutare i sistemi attenzionali si è utilizzato l’ANT, che permette di valutare contemporaneamente allerta tonica, allerta fasica, orientamento e sistema esecutivo.  In seguito all’ascolto del brano musicale (durata 5 minuti) a ciascun gruppo veniva somministrato l’ANT.

Risultati

Un’analisi della varianza condotta sui tempi di reazione (TR) ha evidenziato un effetto del Genere musicale (F5,138=2.87; p<.02), con una riduzione dei TR (un aumento dell’allerta tonica) in seguito all’ascolto dei brani di musica classica (p<.05) e di musica metal (p<01), e in seguito al brano costituito da rumori (p<.05).

Conclusioni

Sia la musica classica che la musica metal sembrerebbero avere un effetto positivo sul livello di allerta tonica di chi ascolta, sebbene tale effetto sembra essere maggiore nel caso della musica metal. Questi risultati suggeriscono che alcuni tipi  di musica possano essere vantaggiosamente utilizzati per incrementare il livello generale di attenzione negli studenti universitari. Tuttavia, non  è ben chiaro perché un incremento di allerta tonica si osservi anche in seguito all’ascolto di un brano costituito da rumori. Ulteriori studi sono necessarri per chiarire il ruolo del genere musicale sull’efficienza dei sistemi attenzionali.

SUGGERIMENTO CINEMATOGRAFICO: E LA CHIAMANO ESTATE – RECENSIONE IN CHIAVE PSICOANALITICA

Il lavoro di Paolo Franchi, premiato dalla giuria del festival internazionale del film di Roma per la miglior regia, è un film ambiguo, accolto con polemiche e fischi dalla platea, un lungometraggio complesso che tratta il tema di una storia d’amore o piuttosto, verrebbe da dire, di una storia di masochismo sulle note nostalgiche di Bruno Martino.

Lo spettatore viene introiettato sin dalle prime scene in un’atmosfera ovattata e onirica. Dino e Anna sono una coppia di quarantenni legati da un amore smisurato ma bianco come la casa che fa loro da nido. Un amore senza le tinte rosse della passione poiché Dino non è mai riuscito a concedere ad Anna nulla più di accoglienti abbracci. I protagonisti sono dunque coinvolti in una relazione asettica, come la sala operatoria dove Dino quotidianamente anestetizza i suoi pazienti, accompagnandoli in un sonno che annienta ogni sensazione. Il giovane medico anestetizza anche se stesso al fianco della donna amata per poi cambiar volto ogni sera, quando in giro per la città si dedica al sesso compulsivo con scambisti e prostitute.  Le cause della ricerca compulsiva del sesso sono da far risalire alla morte precoce del fratello idealizzato e il conseguente abbandono di sua madre che non potendo sopportare il dolore della perdita del figlio, parte. Dino apprende sin dalla giovane età che non merita dunque nulla di buono, costringendosi per punirsi, ad una degradante esperienza sentimentale e di vita. Respinge così l’amore tenero e affettuoso di Anna, probabilmente spinto da una pulsione masochista e dal pudore per l’incesto, proiettando nella figura femminile che lo accoglie tra le sue braccia, la figura della madre allontanatasi troppo presto. Per amore di Anna, per non anestetizzare anche lei e concederle il piacere che egli stesso si procura seppur in ambienti degradanti, ricerca gli ex amanti della stessa pregandoli di tornare da lei in funzione vicariante, con lo scopo di appagarne il piacere che lui non le sa donare. Chiede ad Anna stessa di cercare un amante appassionato. Anna, dopo iniziale riluttanza, ingabbiata nella sua personalità dipendente, finisce per cedere alla richiesta di Dino, trascorrendo qualche notte con un amante sconosciuto. Ma l’amore per Dino è più forte di qualsiasi piacere fisico al quale Anna è disposta a rinunciare e tornerà a casa. L’anestesista anestetizzato nel frattempo riempie il suo vuoto interiore, un vuoto atavico conseguente ai suoi lutti, con l’esercizio compulsivo della pratica sessuale. Dino è un uomo incapace di comunicare i suoi drammatici sentimenti e vive quotidianamente una scissione tra eros e amore per fronteggiare il suo enorme conflitto interiore. Sdraiato sul lettino dell’analista ripercorre confuso la sua vita e si confronta con i suoi traumi con distacco schizoide. Anna è mutacica, completamente passiva e incastrata in una tormentata storia d’amore alla quale non può rinunciare poiché la sofferenza di Dino la fa sentire viva, le concede un ruolo di salvatrice di un uomo che tuttavia non cerca salvezza. Il film è immobile, non lascia intravedere prospettive risolutive generando nello spettatore un controtransfert d’impotenza e sconforto, alternato a moti di rabbia da parte di chi non può comprendere le tonalità perverse dell’amore. La narrazione angosciosa dei sentimenti, la voce sommessa di Anna dagli occhi chiusi, la voce fuori campo di Dino che ritorna anch’essa compulsiva nella lettura di una lettera d’addio, i dialoghi ampollosi e le musiche anacronistiche completamente incongrui con il contesto e il biancore degli interni gelidi, l’aspetto voyeuristico della presentazione dei corpi nudi: tutto concorre nel risucchiare lo spettatore nel profondo senso di vuoto che impregna le vite dei protagonisti, preparandolo così alla pacata accettazione di un finale drammatico.

Dr.ssa Federica Cosenza

TRADIRE E FARE: LE DINAMICHE DELL’ INFEDELTÀ

Io avevo una lampada ad olio
Tu la luce
Chi ha venduto il lucignolo?

(J. Prévert “Gli innamorati traditi”)

Si sente spesso dire che il sesso extraconiugale può avere anche effetti benefici come rimedio contro la noia e la routine. Tale affermazione dovrebbe tuttavia non di certo giustificare l’infedeltà, quanto piuttosto chiamare ognuno di noi alla riflessione. Si potrebbe certamente pensare al fatto che il concetto di fedeltà e la morale in genere, diventano giorno dopo giorno sempre più superati, come la cabina telefonica all’epoca dell’ I-Phone. Poi ripensandoci potrebbe sorgere un’ambivalenza, parte di noi non è disposta ad abbandonare l’idea che valorizza sincerità e fedeltà in un rapporto. Non parliamo infatti di nuovi oggetti e tecnologie innovative, qui parliamo di esseri umani che esistono da sempre con i loro sentimenti di gioia, di dolore, con la capacità di innamorarsi e odiare. Parliamo di qualcosa di vivo e manipolato essenzialmente da un’ insoddisfazione di fondo che spinge a cercare sempre di più in tutto e non solo nelle relazioni amorose: siamo sempre a caccia del lavoro migliore, della casa più luminosa, della macchina più veloce e siamo sempre alla ricerca di cambiamenti in maniera repentina. La fedeltà, dunque, è sempre più una scelta personale. In amore fedeltà vuol dire esclusività, come nel monoteismo assoluto : “non avrai altro Dio all’infuori di me”. Essere fedeli risulta essere un arduo compito, richiede un dispendio di energie, spendere sé stessi a favore dell’amato. Citando Erich Fromm, “amare è un arte”, è un lavoro a tempo pieno che richiede dedizione, fantasia, impegno (Rif. “L’arte d’amare” E.Fromm). Con l’innamoramento due individui si scelgono e nella fase iniziale, non trovano difficile preferire il/la proprio/a partner a chiunque altro. Bisogna tuttavia riconoscere la fragilità degli equilibri e la tendenza esplorativa iscritta nel patrimonio biologico di ciascuno di noi. Diciamocelo: la fedeltà non è né facile né fisiologica! In quasi tutte le specie animali, il maschio produce e diffonde miliardi di spermatozoi. Alla base del suo comportamento sessuale c’è il principio di inseminare quante più femmine possibile.

La motivazione alla base del tradimento può essere di differente natura. Ci sono persone che tradiscono perché scelgono di non ingabbiare la loro pulsione istintiva, che accumulando libido evitano il rischio di sfogarla in modi disfunzionali e dunque preferiscono incanalarla nell’atto sessuale promiscuo e infedele. La libido: questa forza oscura che ha affascinato Freud e lo ha spinto a porre la sessualità alla base di tutte le attività umane perché gli pareva la potenza più difficilmente disciplinabile, incanalabile, dominabile. C’è poi chi tradisce poiché insoddisfatto e annoiato. Come dicevo prima, la relazione di coppia richiede forte motivazione e fantasia. Un’alta percentuale di relazioni finisce perché “si è spento qualcosa”. Una coppia resistente alle tentazioni è una coppia in grado di preservare e rinnovare attraverso giochi, sorprese e fantasie, quell’energia del primo bacio. Togliere per poi dare il doppio, concedere al desiderio di crescere attraverso l’assenza, mai dare l’altro per scontato, vivere la relazione con la consapevolezza che non esiste matrimonio che leghi per sempre e che tutto potrebbe finire domani. Strategie? No, atti d’amore per un “Noi”. Altro che relazione noiosa! Altra motivazione alla base del tradimento può essere il piacere di sedurre, molto diffuso tra i soggetti che nell’ infanzia hanno vissuto una forma di attaccamento insicuro con le figure genitoriali oppure, per dirla nei termini della Mhaler, si sono verificati dei problemi nella fase di separazione-individuzione dalla madre : momento in cui il bambino prende consapevolezza di essere un individuo distinto dalla figura materna e che la genitrice non resterà lì per sempre a soddisfare le sue richieste. Se la rappresentazione della figura non diventa interiorizzata e stabile, nel corso della vita si è sempre alla ricerca di conferme e di desideri di fusione. Esiste poi quella che, riferendomi al film di Gabriele Muccino, amo chiamare la sindrome da “Ultimo bacio”: è giunto il momento di crescere, di dire basta alle notti brave, c’è la prospettiva di una famiglia, il/la tuo/a partner è pronto/a per vivere l’età adulta e farsi carico delle responsabilità, ma la prospettiva mette angoscia e nostalgia, così ti concedi un ritorno ai giorni che scorrevano senza troppe domande e alle cose fatte per istinto e non pianificate. Bataille, invece, ci parla di trasgressione e violazione di un tabù e ritiene impossibile che l’erotismo possa sottostare alla morale e alle norme (Rif. “L’erotismo” G. Bataille). Invece alcuni autori, come Hillman, sostengono che il tradimento possa essere vissuto come un mezzo di crescita e di formazione dell’autonomia individuale. E’ necessario infrangere la fiducia primaria, per permettere ai rapporti di evolvere, per imparare a distinguere l’Altro dal Sé e per apprendere a fidare e a diffidare. Questo, inoltre, permetterebbe di acquisire la consapevolezza sia di poter essere traditi, sia di essere dei traditori potenziali (Rif. “Intervista su amore, anima e psiche” J.Hillman). Il tradimento è invece talvolta sinonimo di vendetta: coppie che non comunicano con le parole i propri disagi, li agiscono. Qualunque sia la motivazione alla base, un tradimento agito con intenzionalità è un inganno e, come tale, non può avere una valenza positiva sul processo della crescita. Al contrario, invece, può spingere irrimediabilmente verso il perpetrarsi di un circolo vizioso che si conclude con la distruzione della coppia (Rif. “Ti amo” F. Alberoni). Si tratterebbe dunque di coppie incapaci di comunicare e nelle quali sia il tradito che il traditore portano il peso della responsabilità della fine di un legame affettivo.

A mio avviso la scoperta della possibilità di tradire e di essere traditi fa parte di un sano processo di crescita, ma questo è ben differente dal mettere in atto volontariamente un tradimento, nell’intenzione di favorire tale processo. Sarà proprio la fiducia di base, costruita e veicolata grazie alle prime relazioni con le persone significative per il bambino, ciò che consentirà di stabilire relazioni basate sull’af-fidarsi reciproco.

Ci sono poi ovviamente differenze di genere e di età. Le donne, tendenzialmente, tradiscono solo quando l’attrazione fisica si associa a una fantasia amorosa, generata da un corteggiamento. Giacomo Dacquino, psichiatra e psicoterapeuta dice in un’intervista : “oggi si è visto che la donna tradisce anche per vendetta, per aggressività, per noia o per solitudine”. All’ uomo invece, basterebbe una generosa scollatura o una gonnellina che lascia poco all’immaginazione, insomma, uno stimolo visivo erotico è generalmente sufficiente a far cadere in tentazione. L’uomo cerca prevalentemente solo il sesso ed evita abilmente di invischiarsi in storie sentimentali. Per quanto concerne le differenze di età, i più giovani giudicano in modo diverso il rapporto di coppia rispetto agli adulti. Gli adolescenti, in realtà non “tradiscono”, ma esprimono la normale tensione adolescenziale fra bisogno di legame e desiderio di libertà, fra bisogni regressivi di presenza e di accudimento, e fantasie di emancipazione più o meno trasgressive. Gli adulti, invece, hanno regole diverse, come spiega Gianna Schelotto, la fedeltà è certamente una virtù, ma in molti casi può essere anche il risultato di un bisogno più profondo di sicurezza. A un certo punto tradire e correre il rischio di separarsi potrebbe essere sentito come uno scardinamento di ciò che di se stessi si è edificato. Ecco perché, anche in presenza di dissensi o incomprensioni molti restano insieme. (Rif.”Equivoci e sentimenti” G.Schelotto)

Ma allora bisogna davvero arrendersi all’ idea di una inevitabile infedeltà? Dobbiamo accettare che la nostra dolce metà si infili sotto le nostre lenzuola con un odore diverso dal suo sulla pelle? Dobbiamo tradire senza scrupoli e riuscire a guardare sfacciatamente gli occhi di chi ci sta accanto dopo aver goduto tra le braccia di un’altra persona? Dura da mandar giù vero? Siamo certi non ci sia soluzione? Dite un po’, chi di voi ha mai preso un giorno di ferie e ha fatto una gita stravagante, un pic-nic o una giornata a casa con la voglia di creare qualcosa con l’altro? Chi ha avuto il coraggio di fare una lista di nuove cose da fare con lui/lei? È più facile farsi mangiare dalla noia e dall’insoddisfazione che non inventarsi qualcosa di “terapeutico” per la coppia. E allora a briglia sciolta, ci si tradisce, ci si consuma e ci si distrugge.

Dr.ssa Federica Cosenza

L’ADULTERIO FEDELE. INTERVISTA AD UNA COPPIA SCAMBISTA

“Non avevo lasciato Mimi per una donna in particolare,

 l’avevo barattata per l’intero genere femminile”

(dal film “Luna di Fiele” di R. Polanski, 1992)

 

Lo scambismo (swinging o mate swapping)  può essere definito come una forma di poligamia consensuale. E’ un accordo esplicito tra partner che prevede relazioni sessuali con altre coppie in contesti nei quali entrambi sono coinvolti, solitamente contemporaneamente. Si tratta di incontri organizzati e regolamentati e non occorrenze spontanee (Smith e Smith, 1970). L’idea di base condivisa dai membri delle coppie scambiste è che il loro rapporto di coppia è basato sulla verità e tale atteggiamento tutela dall’inganno reciproco alla base del tradimento. I coniugi che vivono esperienze di scambismo, svilupperebbero maggior stima nei confronti del partner, aumenterebbero la loro complicità abbattendo barriere e tabù e incentivando un’ adempiente comunicazione di coppia. Il coinvolgimento sentimentale per altri esterni alla diade è l’unico campanello d’allarme, motivo per il quale molte coppie vivono questi incontri come finalizzati esclusivamente al rapporto sessuale. Vivere un’esperienza di scambio può risvegliare l’erotismo spesso sopito a causa della routine matrimoniale. Le coppie che entrano in contatto con il corpo di nuovi partner, riportano anche l’apprendimento di nuove tecniche sessuali e una conoscenza maggiore del proprio corpo. Infine lo scambio dà la possibilità di sentirsi appagati attraverso il flirt, il conquistare ed essere conquistati, dunque l’immagine di se può uscirne gratificata poiché è possibile sentirsi più attraenti e desiderabili. In letteratura, è possibile rintracciare dati che suggeriscono che praticare swinging supporta positivamente il matrimonio (Bergstrand e Williams, 2000). Tuttavia le ricerche che ci riportano effetti positivi sulla coppia conseguenti allo scambio, possono essere contestate poiché si tratta di ricerche condotte su coppie che in quel momento erano attive nella pratica dello scambismo, ma non si sa cosa è accaduto negli anni successivi, non essendo mai stato condotta una ricerca follow-up.

Ad ogni modo si può concludere che alla base della filosofia scambista, non vi è il tradimento, al contrario vi è intolleranza per questo. Lo scambista fortemente motivato, ha un’idea romantica dell’amore ben distinto dal mero rapporto sessuale. La necessità di arginare l’eventualità dell’infedeltà intesa come inganno, è ben evidente: basta considerare che gli scambisti preferiscono esporre la coppia al rischio che comporta relazionarsi con altri. Ma chi sono realmente gli swingers? non sono altro che cittadini convenzionali, con una fascia di età media tra i 25-35 anni (partono dai 18 anni fino ai 70). Sono per lo più appartenenti al ceto medio/alto con una buona posizione lavorativa e un buon livello d’istruzione, sono politicamente moderati e conservatori fatta eccezione per questioni sessuali o relazionali (Jenks, 1985; Levitt, 1988; Fernandes, 2004). Rispetto a coppie non scambiste, risultano essere più liberali in ambito sessuale, circa le norme vigenti su famiglia e matrimonio, più favorevoli alla legalizzazione di droghe leggere, meno rigidi rispetto alle differenze di ruolo tra uomo e donna e infine risultano avere meno pregiudizi (Jenks, 1985). Il 68% degli scambisti si ritengono religiosi non praticanti (Gilmartin, 1985). I dati si riferiscono alla popolazione degli Stati Uniti, tuttavia il fenomeno è in forte crescita anche in Europa (con maggiore incremento negli anni ’90).

Da uno studio della Hensel (1973), emerge che le donne che ricevono la proposta, inizialmente appaiono remissive e scarsamente incuriosite, inoltre mettono in discussione la qualità del rapporto di coppia. Ciò nonostante, le donne finiscono con l’adattarsi meglio al nuovo stile sessuale e ad ottenere maggiori gratificazioni e se dopo la prima esperienza non avvertono minacce per il loro matrimonio e non reputano l’incontro negativo, reiterano ben volentieri il comportamento.

Esistono diverse modalità di scambio: scambio con una coppia per volta (che può avvenire nella stessa stanza o in due stanze separate) e scambi con più coppie, solitamente durante dei party che si tengono principalmente in case private durante il week-end. I gruppi che si incontrano in questa modalità più aperta, si differenziano a loro volta in gruppi molto stabili caratterizzati da affiatamento, coesione e sporadiche rotazioni dei membri. Ci sono poi gruppi definiti abbastanza stabili che sono comitive largamente amalgamate. I membri si conoscono direttamente o indirettamente, ma non sono completamente estranei. Infine ci sono i gruppi instabili, molto ampi e variegati. Durante le prime ore di un party si respira il clima di una qualsiasi festa, si sorseggia un drink e si scambiano chiacchiere e opinioni, finché il padrone di casa dà il cenno che si può iniziare il corteggiamento e l’invito al rapporto sessuale o abbassando le luci o utilizzando degli ice-breaker, ossia giochi o film erotici. Il  ceto di appartenenza dei frequentatori dei party, è solitamente alto. Le regole sono principalmente due: nessuno deve fare ciò che non desidera e nessuno deve forzare il contatto con altri.

Un’altra tipologia d’incontro tra coppie può essere quella basata principalmente sul voyerismo, dove ad esempio l’uomo (definito cuckold) si eccita nel vedere la sua compagna impegnata in un rapporto sessuale con altri uomini (bull) o donne. Il soggetto che riveste il ruolo di cuckold nella coppia è inteso come il soggetto passivo di questa relazione triangolare e può vivere tale condizione come una forma di umiliazione, oppure come una pratica di coppia in cui è lui che domina, decidendo i limiti e disciplinando le modalità con cui il terzo può toccare il corpo della propria compagna (Fernandes, 2004).

Nonostante dai dati raccolti dalla letteratura emerga spesso la soddisfazione delle coppie circa le loro esperienze di scambio, bisogna considerare anche l’insieme di quelle coppie che preferisce annoverare tali esperienze in una parentesi spiacevole o comunque non soddisfacente. Denfeld (1974) ha condotto una ricerca con coppie di ex scambisti. I problemi maggiormente incontrati dalle coppie durante il loro periodo di scambismo sono:

– la gelosia

– Il vissuto di senso di colpa

– Il coinvolgimento sentimentale per altri esterni alla coppia

– Noia e perdita d’interesse, ossia si viene a creare un gap tra realtà e fantasia

-Delusione. L’esperienza tradisce le aspettative e risulta sgradevole o addirittura disgustosa. Cala l’eccitazione e/o l’emozione

– Difficoltà da parte della donna nel portare avanti tale esperienza

– Paura di esser scoperti dai figli, dai parenti e tutta la rete sociale (emerge che i figli che sono venuti a conoscenza dell’attività dei genitori, hanno avuto forti ripercussioni psicologiche e relazionali)

– Impotenza del marito

Altre ragioni che hanno portato le coppie a interrompere gli scambi sono anche la paura delle malattie sessualmente trasmissibili, motivazioni economiche (ad esempio, l’ingresso in locali scambisti o la partecipazione ai party risulta essere molto onerosa), mancanza di tempo, insoddisfazione per l’aspetto delle coppie incontrate, limiti fisici e infine si può anche considerare che sospendere l’attività di scambismo può essere una scelta legata al fatto che tale stile di vita intima era destinato a finire in quanto solo una fase di transizione per la coppia.

A mio avviso, come per qualsiasi fantasia sessuale, andrebbero esplorati i vissuti interni dei singoli membri e ponderate attentamente le ripercussioni relazionali: è difficile (talvolta patologico) scindere il sistema dell’affettività da quello della sessualità. Lo scudo sentimentale è sempre così resistente per entrambi i partner? Quanto è elevato il rischio di perdita di controllo? Cosa nasconde davvero la noia e la paura della routine che coinvolge nello scambismo? Quanto il timore di un tradimento nascosto ha di fobico e paranoico? perché queste coppie non hanno fiducia?

A questo punto propongo voi un’intervista risalente al 2013. Incontro una coppia di scambisti per motivi di ricerca. Il contenuto dell’intervista è fedele all’originale, tuttavia modificherò qualche aspetto per tutelare la privacy della coppia. Y, uomo di 43 anni ed X, donna di 41 anni. Ceto sociale medio alto. Sono sposati da oltre 15 anni e hanno due bambini. Spiego loro la finalità dei miei studi e procedo:

–  Con quale frequenza avevate rapporti sessuali prima degli incontri con altre coppie?

Y:  da un minimo di 2 ad un massimo di 5 volte a settimana

– Da quanto tempo siete una coppia scambista ?

Y: da circa due anni

–  Con quale frequenza incontrate altre coppie?

Y: mha, difficile fare una media. Abbiamo iniziato con grande slancio e abbiamo collezionato un pò di incontri, poi abbiamo rallentato, ma comunque mai meno di un incontro al mese.

– Con quale frequenza avete rapporti sessuali solo voi due?

X:  come prima!

Y: si, su per giù

–  Chi ha introdotto la proposta all’interno della coppia?

X: Bella domanda!

Y: qui c’è da fare una “prefazione”

– vi ascolto

Y:  Sin da i primi tempi in cui abbiamo iniziato a frequentarci ho palesato alcune mie fantasie erotiche ad E., ma naturalmente tutto si finiva con delle gran belle risate da parte di entrambi. Poi sono diventato sempre più assiduo con le mie rivelazioni fantasiose, E. a volte si eccitava tantissimo mentre in alcuni casi si infastidiva.  La nostra vita sessuale è sempre stata abbastanza soddisfacente e non abbiamo mai avuto delusioni l’uno dall’altro,  siamo sempre stati rispettosi l’uno dell’altra e c’è sempre stata la massima fiducia. C’è da dire che fin dai primi anni di fidanzamento abbiamo sempre frequentato una spiaggia nudista dove ci piaceva e ci piace prendere il sole in libertà ma un bel giorno d’estate è successa una cosa per me inaspettata. Eravamo in una caletta, completamente nudi quando è giunta un altra coppia e si è posta ad una decina di metri da noi. Oltre a spogliarsi e a godere della tintarella integrale hanno iniziato a scambiarsi carezze e baci e la cosa non poteva passare inosservata ai nostri occhi. Sia io che E. abbiamo commentato la scena con non poco eccitamento,  poi per non dare nell’occhio alternavamo momenti di vero voyeurismo a momenti di pura tintarella finché loro hanno iniziato a guardarci in maniera inequivocabile.  Io attraverso i miei occhiali da sole ho glissato gli sguardi “penetranti”, ad E. invece deve essere scattato qualcosa dentro perché dopo un po’ mi dice: “perché non ci avviciniamo a loro e vediamo di attaccare bottone?” Giuro, mi sembrò di esplodere! quello che avevo sempre cercato di far succedere nella testa della mia donna in un millesimo di secondo stava ora accadendo ed io non riuscivo a capire se dovevo approfittarne oppure, così come stavo facendo, dovevo far finta di non aver capito. Io non sapevo più se trattenermi o lasciarmi andare, ma ecco che squilla il mio cellulare e il tempo perso nel rispondere al telefono fece sbollentare la temperatura. Andammo via ma dopo quella circostanza qualcosa era cambiato in noi. L’anno successivo tornammo ancora più spesso in spiaggia e facemmo qualche conoscenza, poi per puro caso sul web scoprii che c’erano dei siti dedicati allo scambismo e così dissi ad E. che sarebbe stato intrigante iscriverci. Lei sonnecchiava sul divano e mi disse: “fai pure tanto son tutte cavolate”. Dopo soli 10 giorni dall’iscrizione al sito, facemmo la nostra prima esperienza trasgressiva. Prego Dottoressa…

– Quindi avete sostanzialmente deciso insieme?

Y: Assolutamente si!

X: è stata una sorta di emancipazione di coppia , vero?

–  siete stati in sintonia

x:  si, sempre

Y: nel gioco tutto è condiviso…

X: altrimenti non è più un gioco ma diventa una scusa per essere poligami

Y: Attenzione Dottoressa, non tutte le coppie scambiste sono come noi. La nostra breve, ma sicuramente intensa esperienza, ci porta a fare una considerazione: molti iniziano perché sono annoiati dalla loro vita sessuale e sentimentale ma questo è difficile da spiegare, potrebbe sembrarle un’ analisi fatta da persone che non sono competenti, invece deve crederci, siamo assolutamente certi delle nostre idee.

– Volevo chiedervi se siete mai stati un po’ gelosi in queste situazioni

X:  Bellissima domanda…

Y: rispondo prima io, si, una volta soltanto fino ad ora. E’ successo quando per la prima volta facemmo un incontro con più persone,  precisamente con una coppia di amici che incontravamo per la terza volta e due singoli che si presentano in coppia. E. si divertì moltissimo ma ai miei occhi tutto accadde in un contesto molto squallido: la location, il linguaggio, i modi di fare di tutti i partecipanti…etc. Sul posto cercai di essere tranquillo di fare la mia parte, ma una volta in macchina, mentre tornavamo a casa, io ebbi una reazione inaspettata, dissi ad E. che ero sconvolto e non sapevo se era il caso di continuare. Lei rimase meravigliata perché non aveva avuto alcun sentore durante la serata di ciò che le stavo dicendo.

– E tu E.? Momenti di gelosia?

X:  Eccomi! Si, soprattutto la prima volta perché scoprii che M. parlava alla Lei con un linguaggio molto seducente con voce roca, sussurrandole all’orecchio parole di fuoco e questo mi colpì negativamente

Y: non esagerare (ride)

X: poi capii che per M. era importante ottenere un consenso,  oltre che fisico soprattutto cerebrale dalla Lei che aveva di fronte

–  Dopo la prima volta quali sono state le emozioni?

Y: per entrambi sempre molto piacevoli,  soprattutto il post-incontro

–  Quali sono i benefici? E quali gli eventuali aspetti negativi?

X: Resta una carica di adrenalina che ci riporta ragazzini, quasi adolescenti, quando contavamo i nei sul nostro  corpo e ci giuravamo amore eterno

Y: I benefici sono un gran voglia di vivere, gli aspetti negativi sono difficili da spiegare, sono individuali, cioè per me prima dell’incontro c’è una forte ansia simile all’ansia da prestazione, il dubbio di non piacere, di non essere apprezzato dalle persone che si va ad incontrare che poi si risolvono in semplici timori personali e nulla di più, mentre nel post-incontro una sensazione simile a quella che si prova dopo lo shopping compulsivo ma che dura al massimo qualche ora.

X:  Come quando si mangia tanto e si sta male perché si va fuori forma

Y:  insomma spero di essere stato chiaro. Poi tutta una serie di sensi di colpa, retaggio della nostra cultura cattolica che ci porta a pensare che finiremo nel girone dei lussuriosi a far compagnia a Francesca e Paolo

–  Siete cattolici?

Y: Si, siamo cristiani non praticanti

X: Cattolici è una parola grossa!

– C’è qualcosa che temete possa accadere? qualche conseguenza spiacevole?

Y: A parte le malattie che cerchiamo di tenere lontane con tutte le forme di contraccettivi che conosciamo e che utilizziamo sempre, igiene ai massimi livelli etc. etc., una conseguenza spiacevole potrebbe essere scoperti dai figli e dai parenti

–  Come vivete la possibilità che i vostri figli/parenti/amici vengano a conoscenza delle vostre esperienze di scambismo?

Y: Male! Malissimo, equivarrebbe a dire fine del nostro mandato educazionale

X:  la gente va a caccia di certi gossip

–  Entrando nella sfera della sessualità, quali sono gli aspetti più eccitanti ?

Y: Le risponderò io. E’ inutile soffermarsi su particolari più o meno espliciti, quello che per noi è veramente eccitante è scoprire che esistono altre persone che hanno il desiderio di infrangere dei tabù e pian piano grattare via quell’ultima crosta di barriera che li separa dal grande palcoscenico della perversione e sperare la scena ci veda protagonisti con loro. Cosa ne pensa? o meglio, si aspettava altro?

–  Diciamo che non ho aspettative, sospendo quelle e il giudizio! Credo ad ogni modo che sia giusto vivere liberamente la sessualità se questo non infrange le norme del rispetto. Vi è mai capitato di avere problemi relativi all’eccitazione e/o all’orgasmo in situazioni di scambio?

Y (ridendo): No, in realtà può accadere che l’ansia possa creare questo genere di problemi!

X: Io non ho di questi problemi…

Y: Anche perché sai che nelle donne certe cose sono meno visibili! io invece posso dire con molta franchezza e con tanta umiltà che durante le esperienze avute non ho mai goduto di un erezione al 100% e continuativa. Spero di aver reso il concetto, non so spiegarmelo, ma credo dipenda dalle Lei che mi ritrovo di fronte, non tanto per il loro aspetto fisico (sempre abbastanza gradevole), quanto per il loro atteggiamento improntato solo alla carnalità e non all’intesa cerebrale. Io ho bisogno di essere guardato negli occhi di essere desiderato, sono molto particolare, forse anche troppo.

– Come avviene lo scambio? Con coppie singole, in gruppi? nella stessa stanza o stanze diverse?

X: Sempre nella stessa stanza per quanto ci riguarda. Abbiamo avuto solo due esperienze con più coppie (massimo tre)

–  Come stabilite il contatto con un’altra coppia? E quali sono i criteri di scelta e quelli di esclusione?

X: Il contatto ci piace iniziarlo su Skype… ma non sempre ci si riesce perché molti non conoscono o non vogliono utilizzare questo mezzo e noi sappiamo anche perché: per non mostrare eventuali punti a sfavore come aspetto mediocre o età diversa da quella dichiarata

Y:  noi siamo sempre molto leali e richiediamo altrettanto. Comunque anche il contatto telefonico tra le Lei è un buon espediente

–  Che tipo di relazione si instaura con le altre coppie? Si tratta di incontri isolati o costruite un rapporto di continuità/intimità con le coppie? Vi capita di frequentarle al di fuori del luogo d’incontro sessuale?

X: Non ci è ancora capitato di frequentare persone con cui abbiamo giocato, anche perché cerchiamo persone che vivono distanti dalla nostra città per tutelarci, ma con tutte le coppie conosciute resta un rapporto epistolare molto gradevole

Y: E naturalmente ci sono quelle coppie che chiedono il bis

X: praticamente tutte, fino ad oggi, strano a dirsi. Non siamo mai stati rifiutati

– Quali sono le “regole del gioco”?

Y: Ci sono poche regole ma importanti e poi ci sono le regole che ci si impone nella coppia. Quelle comuni sono: prima di tutto il gioco può avvenire o continuare solo se si è almeno in tre quando giocano due coppie e prima di giocare, con molto tatto si fanno capire i limiti di coppia.

–  In tre? cioè uno guarda solo?

Y: no no no, non siamo stati chiari. Questo può anche essere una forma di gioco, basti pensare che ci sono coppie con il Lui cuck-old. Intendevo dire che durante il gioco può capitare che uno dei componenti debba assentarsi per andare in bagno e il gioco può anche non interrompersi purché i restanti sono almeno in tre, questo salvaguarda entrambe le coppie da eventuali equivoci e conseguenti scenate di gelosia.

–  Altre regole?

Y:  Come dicevamo pocanzi sono le regole che si rivelano al momento di iniziare, tipo: “ragazzi possiamo far tutto ma non ci si bacia in bocca”, oppure niente fetish cose tipo feet-job, noi non abbiamo particolari limiti se non quello del buon gusto e del rispetto reciproco ma pretendiamo sempre e comunque rapporti protetti e massima profilassi, igiene. Chiaramente nessuna forma di violenza e nessuna forzatura, pratiche che possano essere traumatiche per il fisico o per l’anima lo evitiamo accuratamente.

X: Di certo non disdegnamo approcci BSX, soprattutto io

– Infatti, vi stavo per chiedere: durante lo scambio, vi capita di avere contatti omosessuali?

X : A me praticamente sempre. Era una mia fantasia erotica fin da prima che iniziassimo a praticare questo gioco

Y: sono i momenti più eccitanti. Per quanto mi riguarda ho avuto solo la possibilità di togliermi la curiosità di provare a maneggiare un altro membro oppure il sesso orale passivamente, di più non credo che riuscirò a fare, però è stato piacevole, devo ammetterlo.

X: il rapporto bisex tra uomini è una pratica molto rara nello scambismo e si deve avere molto tatto nel proporlo e nell’accettare certe avances

–  Ora vi chiedo per concludere di darmi delle definizioni molto rapide e istintive:

 Cos’è per voi il tradimento?

X: Fare una cosa di nascosto

Y: Io non saprei dare una definizione, per me il vero tradimento sarebbe l’essere abbandonato e non un paio di corna

–  Cos’è per voi la coppia?

Y: La coppia è il modello basilare della società

X: Una coppia di persone composta da uomini e donne o anche omosessuali, è come l’aminoacido per il muscolo che deve lavorare

Y: E’ un mattone per una società che non ha punti di riferimento

– E infine, cos’è l’intimità?

Y: l’intimità è come dire: i panni sprchi si lavano in famiglia, non nascondiamo la nostra sessualità ma i nostri problemi quotidiani.

X: condivido perfettamente la definizione di M., certamente non mi spoglio per strada e non mi mostro al primo venuto, ma il pudore è una cosa molto relativa per me!

– La nostra intervista finisce qui! vi ringrazio molto per la collaborazione, la chiarezza e l’esaustività delle vostre risposte!

X: E’ un onore sapere che abbiamo contribuito all’argomentazione di una cosa così importante! In bocca al lupo, speriamo di incontrarla presto.

“Non avevo lasciato Mimi per una donna in particolare,

 l’avevo barattata per l’intero genere femminile”

(dal film “Luna di Fiele” di R. Polanski, 1992)

 

Lo scambismo (swinging o mate swapping)  può essere definito come una forma di poligamia consensuale. E’ un accordo esplicito tra partner che prevede relazioni sessuali con altre coppie in contesti nei quali entrambi sono coinvolti, solitamente contemporaneamente. Si tratta di incontri organizzati e regolamentati e non occorrenze spontanee (Smith e Smith, 1970). L’idea di base condivisa dai membri delle coppie scambiste è che il loro rapporto di coppia è basato sulla verità e tale atteggiamento tutela dall’inganno reciproco alla base del tradimento. I coniugi che vivono esperienze di scambismo, svilupperebbero maggior stima nei confronti del partner, aumenterebbero la loro complicità abbattendo barriere e tabù e incentivando un’ adempiente comunicazione di coppia. Il coinvolgimento sentimentale per altri esterni alla diade è l’unico campanello d’allarme, motivo per il quale molte coppie vivono questi incontri come finalizzati esclusivamente al rapporto sessuale. Vivere un’esperienza di scambio può risvegliare l’erotismo spesso sopito a causa della routine matrimoniale. Le coppie che entrano in contatto con il corpo di nuovi partner, riportano anche l’apprendimento di nuove tecniche sessuali e una conoscenza maggiore del proprio corpo. Infine lo scambio dà la possibilità di sentirsi appagati attraverso il flirt, il conquistare ed essere conquistati, dunque l’immagine di se può uscirne gratificata poiché è possibile sentirsi più attraenti e desiderabili. In letteratura, è possibile rintracciare dati che suggeriscono che praticare swinging supporta positivamente il matrimonio (Bergstrand e Williams, 2000). Tuttavia le ricerche che ci riportano effetti positivi sulla coppia conseguenti allo scambio, possono essere contestate poiché si tratta di ricerche condotte su coppie che in quel momento erano attive nella pratica dello scambismo, ma non si sa cosa è accaduto negli anni successivi, non essendo mai stato condotta una ricerca follow-up.

Ad ogni modo si può concludere che alla base della filosofia scambista, non vi è il tradimento, al contrario vi è intolleranza per questo. Lo scambista fortemente motivato, ha un’idea romantica dell’amore ben distinto dal mero rapporto sessuale. La necessità di arginare l’eventualità dell’infedeltà intesa come inganno, è ben evidente: basta considerare che gli scambisti preferiscono esporre la coppia al rischio che comporta relazionarsi con altri. Ma chi sono realmente gli swingers? non sono altro che cittadini convenzionali, con una fascia di età media tra i 25-35 anni (partono dai 18 anni fino ai 70). Sono per lo più appartenenti al ceto medio/alto con una buona posizione lavorativa e un buon livello d’istruzione, sono politicamente moderati e conservatori fatta eccezione per questioni sessuali o relazionali (Jenks, 1985; Levitt, 1988; Fernandes, 2004). Rispetto a coppie non scambiste, risultano essere più liberali in ambito sessuale, circa le norme vigenti su famiglia e matrimonio, più favorevoli alla legalizzazione di droghe leggere, meno rigidi rispetto alle differenze di ruolo tra uomo e donna e infine risultano avere meno pregiudizi (Jenks, 1985). Il 68% degli scambisti si ritengono religiosi non praticanti (Gilmartin, 1985). I dati si riferiscono alla popolazione degli Stati Uniti, tuttavia il fenomeno è in forte crescita anche in Europa (con maggiore incremento negli anni ’90).

Da uno studio della Hensel (1973), emerge che le donne che ricevono la proposta, inizialmente appaiono remissive e scarsamente incuriosite, inoltre mettono in discussione la qualità del rapporto di coppia. Ciò nonostante, le donne finiscono con l’adattarsi meglio al nuovo stile sessuale e ad ottenere maggiori gratificazioni e se dopo la prima esperienza non avvertono minacce per il loro matrimonio e non reputano l’incontro negativo, reiterano ben volentieri il comportamento.

Esistono diverse modalità di scambio: scambio con una coppia per volta (che può avvenire nella stessa stanza o in due stanze separate) e scambi con più coppie, solitamente durante dei party che si tengono principalmente in case private durante il week-end. I gruppi che si incontrano in questa modalità più aperta, si differenziano a loro volta in gruppi molto stabili caratterizzati da affiatamento, coesione e sporadiche rotazioni dei membri. Ci sono poi gruppi definiti abbastanza stabili che sono comitive largamente amalgamate. I membri si conoscono direttamente o indirettamente, ma non sono completamente estranei. Infine ci sono i gruppi instabili, molto ampi e variegati. Durante le prime ore di un party si respira il clima di una qualsiasi festa, si sorseggia un drink e si scambiano chiacchiere e opinioni, finché il padrone di casa dà il cenno che si può iniziare il corteggiamento e l’invito al rapporto sessuale o abbassando le luci o utilizzando degli ice-breaker, ossia giochi o film erotici. Il  ceto di appartenenza dei frequentatori dei party, è solitamente alto. Le regole sono principalmente due: nessuno deve fare ciò che non desidera e nessuno deve forzare il contatto con altri.

Un’altra tipologia d’incontro tra coppie può essere quella basata principalmente sul voyerismo, dove ad esempio l’uomo (definito cuckold) si eccita nel vedere la sua compagna impegnata in un rapporto sessuale con altri uomini (bull) o donne. Il soggetto che riveste il ruolo di cuckold nella coppia è inteso come il soggetto passivo di questa relazione triangolare e può vivere tale condizione come una forma di umiliazione, oppure come una pratica di coppia in cui è lui che domina, decidendo i limiti e disciplinando le modalità con cui il terzo può toccare il corpo della propria compagna (Fernandes, 2004).

Nonostante dai dati raccolti dalla letteratura emerga spesso la soddisfazione delle coppie circa le loro esperienze di scambio, bisogna considerare anche l’insieme di quelle coppie che preferisce annoverare tali esperienze in una parentesi spiacevole o comunque non soddisfacente. Denfeld (1974) ha condotto una ricerca con coppie di ex scambisti. I problemi maggiormente incontrati dalle coppie durante il loro periodo di scambismo sono:

– la gelosia

– Il vissuto di senso di colpa

– Il coinvolgimento sentimentale per altri esterni alla coppia

– Noia e perdita d’interesse, ossia si viene a creare un gap tra realtà e fantasia

-Delusione. L’esperienza tradisce le aspettative e risulta sgradevole o addirittura disgustosa. Cala l’eccitazione e/o l’emozione

– Difficoltà da parte della donna nel portare avanti tale esperienza

– Paura di esser scoperti dai figli, dai parenti e tutta la rete sociale (emerge che i figli che sono venuti a conoscenza dell’attività dei genitori, hanno avuto forti ripercussioni psicologiche e relazionali)

– Impotenza del marito

Altre ragioni che hanno portato le coppie a interrompere gli scambi sono anche la paura delle malattie sessualmente trasmissibili, motivazioni economiche (ad esempio, l’ingresso in locali scambisti o la partecipazione ai party risulta essere molto onerosa), mancanza di tempo, insoddisfazione per l’aspetto delle coppie incontrate, limiti fisici e infine si può anche considerare che sospendere l’attività di scambismo può essere una scelta legata al fatto che tale stile di vita intima era destinato a finire in quanto solo una fase di transizione per la coppia.

A mio avviso, come per qualsiasi fantasia sessuale, andrebbero esplorati i vissuti interni dei singoli membri e ponderate attentamente le ripercussioni relazionali: è difficile (talvolta patologico) scindere il sistema dell’affettività da quello della sessualità. Lo scudo sentimentale è sempre così resistente per entrambi i partner? Quanto è elevato il rischio di perdita di controllo? Cosa nasconde davvero la noia e la paura della routine che coinvolge nello scambismo? Quanto il timore di un tradimento nascosto ha di fobico e paranoico? perché queste coppie non hanno fiducia?

A questo punto propongo voi un’intervista risalente al 2013. Incontro una coppia di scambisti per motivi di ricerca. Il contenuto dell’intervista è fedele all’originale, tuttavia modificherò qualche aspetto per tutelare la privacy della coppia. Y, uomo di 43 anni ed X, donna di 41 anni. Ceto sociale medio alto. Sono sposati da oltre 15 anni e hanno due bambini. Spiego loro la finalità dei miei studi e procedo:

–  Con quale frequenza avevate rapporti sessuali prima degli incontri con altre coppie?

Y:  da un minimo di 2 ad un massimo di 5 volte a settimana

– Da quanto tempo siete una coppia scambista ?

Y: da circa due anni

–  Con quale frequenza incontrate altre coppie?

Y: mha, difficile fare una media. Abbiamo iniziato con grande slancio e abbiamo collezionato un pò di incontri, poi abbiamo rallentato, ma comunque mai meno di un incontro al mese.

– Con quale frequenza avete rapporti sessuali solo voi due?

X:  come prima!

Y: si, su per giù

–  Chi ha introdotto la proposta all’interno della coppia?

X: Bella domanda!

Y: qui c’è da fare una “prefazione”

– vi ascolto

Y:  Sin da i primi tempi in cui abbiamo iniziato a frequentarci ho palesato alcune mie fantasie erotiche ad E., ma naturalmente tutto si finiva con delle gran belle risate da parte di entrambi. Poi sono diventato sempre più assiduo con le mie rivelazioni fantasiose, E. a volte si eccitava tantissimo mentre in alcuni casi si infastidiva.  La nostra vita sessuale è sempre stata abbastanza soddisfacente e non abbiamo mai avuto delusioni l’uno dall’altro,  siamo sempre stati rispettosi l’uno dell’altra e c’è sempre stata la massima fiducia. C’è da dire che fin dai primi anni di fidanzamento abbiamo sempre frequentato una spiaggia nudista dove ci piaceva e ci piace prendere il sole in libertà ma un bel giorno d’estate è successa una cosa per me inaspettata. Eravamo in una caletta, completamente nudi quando è giunta un altra coppia e si è posta ad una decina di metri da noi. Oltre a spogliarsi e a godere della tintarella integrale hanno iniziato a scambiarsi carezze e baci e la cosa non poteva passare inosservata ai nostri occhi. Sia io che E. abbiamo commentato la scena con non poco eccitamento,  poi per non dare nell’occhio alternavamo momenti di vero voyeurismo a momenti di pura tintarella finché loro hanno iniziato a guardarci in maniera inequivocabile.  Io attraverso i miei occhiali da sole ho glissato gli sguardi “penetranti”, ad E. invece deve essere scattato qualcosa dentro perché dopo un po’ mi dice: “perché non ci avviciniamo a loro e vediamo di attaccare bottone?” Giuro, mi sembrò di esplodere! quello che avevo sempre cercato di far succedere nella testa della mia donna in un millesimo di secondo stava ora accadendo ed io non riuscivo a capire se dovevo approfittarne oppure, così come stavo facendo, dovevo far finta di non aver capito. Io non sapevo più se trattenermi o lasciarmi andare, ma ecco che squilla il mio cellulare e il tempo perso nel rispondere al telefono fece sbollentare la temperatura. Andammo via ma dopo quella circostanza qualcosa era cambiato in noi. L’anno successivo tornammo ancora più spesso in spiaggia e facemmo qualche conoscenza, poi per puro caso sul web scoprii che c’erano dei siti dedicati allo scambismo e così dissi ad E. che sarebbe stato intrigante iscriverci. Lei sonnecchiava sul divano e mi disse: “fai pure tanto son tutte cavolate”. Dopo soli 10 giorni dall’iscrizione al sito, facemmo la nostra prima esperienza trasgressiva. Prego Dottoressa…

– Quindi avete sostanzialmente deciso insieme?

Y: Assolutamente si!

X: è stata una sorta di emancipazione di coppia , vero?

–  siete stati in sintonia

x:  si, sempre

Y: nel gioco tutto è condiviso…

X: altrimenti non è più un gioco ma diventa una scusa per essere poligami

Y: Attenzione Dottoressa, non tutte le coppie scambiste sono come noi. La nostra breve, ma sicuramente intensa esperienza, ci porta a fare una considerazione: molti iniziano perché sono annoiati dalla loro vita sessuale e sentimentale ma questo è difficile da spiegare, potrebbe sembrarle un’ analisi fatta da persone che non sono competenti, invece deve crederci, siamo assolutamente certi delle nostre idee.

– Volevo chiedervi se siete mai stati un po’ gelosi in queste situazioni

X:  Bellissima domanda…

Y: rispondo prima io, si, una volta soltanto fino ad ora. E’ successo quando per la prima volta facemmo un incontro con più persone,  precisamente con una coppia di amici che incontravamo per la terza volta e due singoli che si presentano in coppia. E. si divertì moltissimo ma ai miei occhi tutto accadde in un contesto molto squallido: la location, il linguaggio, i modi di fare di tutti i partecipanti…etc. Sul posto cercai di essere tranquillo di fare la mia parte, ma una volta in macchina, mentre tornavamo a casa, io ebbi una reazione inaspettata, dissi ad E. che ero sconvolto e non sapevo se era il caso di continuare. Lei rimase meravigliata perché non aveva avuto alcun sentore durante la serata di ciò che le stavo dicendo.

– E tu E.? Momenti di gelosia?

X:  Eccomi! Si, soprattutto la prima volta perché scoprii che M. parlava alla Lei con un linguaggio molto seducente con voce roca, sussurrandole all’orecchio parole di fuoco e questo mi colpì negativamente

Y: non esagerare (ride)

X: poi capii che per M. era importante ottenere un consenso,  oltre che fisico soprattutto cerebrale dalla Lei che aveva di fronte

–  Dopo la prima volta quali sono state le emozioni?

Y: per entrambi sempre molto piacevoli,  soprattutto il post-incontro

–  Quali sono i benefici? E quali gli eventuali aspetti negativi?

X: Resta una carica di adrenalina che ci riporta ragazzini, quasi adolescenti, quando contavamo i nei sul nostro  corpo e ci giuravamo amore eterno

Y: I benefici sono un gran voglia di vivere, gli aspetti negativi sono difficili da spiegare, sono individuali, cioè per me prima dell’incontro c’è una forte ansia simile all’ansia da prestazione, il dubbio di non piacere, di non essere apprezzato dalle persone che si va ad incontrare che poi si risolvono in semplici timori personali e nulla di più, mentre nel post-incontro una sensazione simile a quella che si prova dopo lo shopping compulsivo ma che dura al massimo qualche ora.

X:  Come quando si mangia tanto e si sta male perché si va fuori forma

Y:  insomma spero di essere stato chiaro. Poi tutta una serie di sensi di colpa, retaggio della nostra cultura cattolica che ci porta a pensare che finiremo nel girone dei lussuriosi a far compagnia a Francesca e Paolo

–  Siete cattolici?

Y: Si, siamo cristiani non praticanti

X: Cattolici è una parola grossa!

– C’è qualcosa che temete possa accadere? qualche conseguenza spiacevole?

Y: A parte le malattie che cerchiamo di tenere lontane con tutte le forme di contraccettivi che conosciamo e che utilizziamo sempre, igiene ai massimi livelli etc. etc., una conseguenza spiacevole potrebbe essere scoperti dai figli e dai parenti

–  Come vivete la possibilità che i vostri figli/parenti/amici vengano a conoscenza delle vostre esperienze di scambismo?

Y: Male! Malissimo, equivarrebbe a dire fine del nostro mandato educazionale

X:  la gente va a caccia di certi gossip

–  Entrando nella sfera della sessualità, quali sono gli aspetti più eccitanti ?

Y: Le risponderò io. E’ inutile soffermarsi su particolari più o meno espliciti, quello che per noi è veramente eccitante è scoprire che esistono altre persone che hanno il desiderio di infrangere dei tabù e pian piano grattare via quell’ultima crosta di barriera che li separa dal grande palcoscenico della perversione e sperare la scena ci veda protagonisti con loro. Cosa ne pensa? o meglio, si aspettava altro?

–  Diciamo che non ho aspettative, sospendo quelle e il giudizio! Credo ad ogni modo che sia giusto vivere liberamente la sessualità se questo non infrange le norme del rispetto. Vi è mai capitato di avere problemi relativi all’eccitazione e/o all’orgasmo in situazioni di scambio?

Y (ridendo): No, in realtà può accadere che l’ansia possa creare questo genere di problemi!

X: Io non ho di questi problemi…

Y: Anche perché sai che nelle donne certe cose sono meno visibili! io invece posso dire con molta franchezza e con tanta umiltà che durante le esperienze avute non ho mai goduto di un erezione al 100% e continuativa. Spero di aver reso il concetto, non so spiegarmelo, ma credo dipenda dalle Lei che mi ritrovo di fronte, non tanto per il loro aspetto fisico (sempre abbastanza gradevole), quanto per il loro atteggiamento improntato solo alla carnalità e non all’intesa cerebrale. Io ho bisogno di essere guardato negli occhi di essere desiderato, sono molto particolare, forse anche troppo.

– Come avviene lo scambio? Con coppie singole, in gruppi? nella stessa stanza o stanze diverse?

X: Sempre nella stessa stanza per quanto ci riguarda. Abbiamo avuto solo due esperienze con più coppie (massimo tre)

–  Come stabilite il contatto con un’altra coppia? E quali sono i criteri di scelta e quelli di esclusione?

X: Il contatto ci piace iniziarlo su Skype… ma non sempre ci si riesce perché molti non conoscono o non vogliono utilizzare questo mezzo e noi sappiamo anche perché: per non mostrare eventuali punti a sfavore come aspetto mediocre o età diversa da quella dichiarata

Y:  noi siamo sempre molto leali e richiediamo altrettanto. Comunque anche il contatto telefonico tra le Lei è un buon espediente

–  Che tipo di relazione si instaura con le altre coppie? Si tratta di incontri isolati o costruite un rapporto di continuità/intimità con le coppie? Vi capita di frequentarle al di fuori del luogo d’incontro sessuale?

X: Non ci è ancora capitato di frequentare persone con cui abbiamo giocato, anche perché cerchiamo persone che vivono distanti dalla nostra città per tutelarci, ma con tutte le coppie conosciute resta un rapporto epistolare molto gradevole

Y: E naturalmente ci sono quelle coppie che chiedono il bis

X: praticamente tutte, fino ad oggi, strano a dirsi. Non siamo mai stati rifiutati

– Quali sono le “regole del gioco”?

Y: Ci sono poche regole ma importanti e poi ci sono le regole che ci si impone nella coppia. Quelle comuni sono: prima di tutto il gioco può avvenire o continuare solo se si è almeno in tre quando giocano due coppie e prima di giocare, con molto tatto si fanno capire i limiti di coppia.

–  In tre? cioè uno guarda solo?

Y: no no no, non siamo stati chiari. Questo può anche essere una forma di gioco, basti pensare che ci sono coppie con il Lui cuck-old. Intendevo dire che durante il gioco può capitare che uno dei componenti debba assentarsi per andare in bagno e il gioco può anche non interrompersi purché i restanti sono almeno in tre, questo salvaguarda entrambe le coppie da eventuali equivoci e conseguenti scenate di gelosia.

–  Altre regole?

Y:  Come dicevamo pocanzi sono le regole che si rivelano al momento di iniziare, tipo: “ragazzi possiamo far tutto ma non ci si bacia in bocca”, oppure niente fetish cose tipo feet-job, noi non abbiamo particolari limiti se non quello del buon gusto e del rispetto reciproco ma pretendiamo sempre e comunque rapporti protetti e massima profilassi, igiene. Chiaramente nessuna forma di violenza e nessuna forzatura, pratiche che possano essere traumatiche per il fisico o per l’anima lo evitiamo accuratamente.

X: Di certo non disdegnamo approcci BSX, soprattutto io

– Infatti, vi stavo per chiedere: durante lo scambio, vi capita di avere contatti omosessuali?

X : A me praticamente sempre. Era una mia fantasia erotica fin da prima che iniziassimo a praticare questo gioco

Y: sono i momenti più eccitanti. Per quanto mi riguarda ho avuto solo la possibilità di togliermi la curiosità di provare a maneggiare un altro membro oppure il sesso orale passivamente, di più non credo che riuscirò a fare, però è stato piacevole, devo ammetterlo.

X: il rapporto bisex tra uomini è una pratica molto rara nello scambismo e si deve avere molto tatto nel proporlo e nell’accettare certe avances

–  Ora vi chiedo per concludere di darmi delle definizioni molto rapide e istintive:

 Cos’è per voi il tradimento?

X: Fare una cosa di nascosto

Y: Io non saprei dare una definizione, per me il vero tradimento sarebbe l’essere abbandonato e non un paio di corna

–  Cos’è per voi la coppia?

Y: La coppia è il modello basilare della società

X: Una coppia di persone composta da uomini e donne o anche omosessuali, è come l’aminoacido per il muscolo che deve lavorare

Y: E’ un mattone per una società che non ha punti di riferimento

– E infine, cos’è l’intimità?

Y: l’intimità è come dire: i panni sprchi si lavano in famiglia, non nascondiamo la nostra sessualità ma i nostri problemi quotidiani.

X: condivido perfettamente la definizione di M., certamente non mi spoglio per strada e non mi mostro al primo venuto, ma il pudore è una cosa molto relativa per me!

– La nostra intervista finisce qui! vi ringrazio molto per la collaborazione, la chiarezza e l’esaustività delle vostre risposte!

X: E’ un onore sapere che abbiamo contribuito all’argomentazione di una cosa così importante! In bocca al lupo, speriamo di incontrarla presto.

Dr.ssa Federica Cosenza

Occasioni colte a letto: pensavo fosse amore invece era sesso

Il sesso non prospera nella monotonia.

Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo non ci sono sorprese a letto.

Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate di gelosia,

 di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di romanzi, di racconti,

di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.

(Anaïs Nin)

Una fantasia erotica particolarmente diffusa è quella di consumare un rapporto sessuale con un estraneo. Quando l’esperienza si concretizza, generalmente l’estraneo rimane tale, si può incontrare anche più volte ma con l’unico scopo di avere un rapporto sessuale. Vi è molto spesso un implicito accordo tra le parti per cui esistono delle “colonne d’Ercole” invalicabili oltre le quali c’è il mondo interiore dell’altro, le sue esperienze di vita, i suoi sentimenti che non è dato conoscere. La conoscenza dell’altro resta dunque superficiale per arginare qualsiasi eventuale coinvolgimento sentimentale. Si definisce “occasionale” dunque lo scambio sessuale (anche non completo) tra persone che non sono impegnate in una relazione romantica e caratterizzata da un progetto comune. Numerosi studi scientifici hanno indagato le variabili determinanti che entrano in gioco. Secondo uno studio condotto su un campione di studenti del College of New Jersey ( Paul E.L.; McManus B; Hayes A. ), i soggetti dichiaranti di aver avuto rapporti occasionali, hanno avuto un’educazione moto più liberale e provengono da famiglie non particolarmente aderenti a un credo religioso. Tra le caratteristiche di personalità maggiormente riscontrate tra gli amanti occasionali vi è impulsività, ricerca di sensazioni, iperattività, esibizionismo. Inoltre è stata colta una correlazione positiva con l’uso di alcolici (che probabilmente rende più disinibiti).

Tra le interpretazione del fenomeno certamente possiamo accennare ad una difficoltà relazionale che comporta la messa in atto di difese: la negazione della sfera sentimentale e il rifiuto di entrare in contatto con il vissuto emotivo proprio e dell’altro fanno si che si crei attorno a ciascuno dei due partner una campana di vetro tale per cui la coppia sessualmente attiva, non si incontri mai effettivamente. Avviene così uno “sdoppiamento isterico” (G. Lago) per cui il sistema degli affetti non viaggia parallelamente a quello della sessualità. Si verifica dunque una vera e propria scissione: i partner eseguono quasi meccanicamente l’atto sessuale avendo ben cura di nascondere nel cassetto ogni elemento emotivo.

Le differenze di genere hanno sicuramente un peso per quanto riguarda questo fenomeno: secondo uno studio di ricerca della Durham University (A. Campbell) su un campione di 3.300 soggetti di età compresa tra 17 e 40 anni, circa il 50% ha riferito di aver vissuto almeno un’esperienza di sesso di una notte. I soggetti sono stati intervistati circa le emozioni sperimentate la mattina successiva al rapporto di sesso occasionale. A riportare emozioni positive sono stati l’80% degli uomini contro solo il 54% delle donne. La maggior parte delle donne amareggiate ha riportato sentimenti di rimorso per quanto fatto essendosi sentite “usate” con superficialità, affermano di “essersi svendute” e provavano disagio, insoddisfazione e un senso di vuoto angosciante. Dunque alcuni non riescono a relegare le loro emozioni, anzi ne raggiungono il picco durante il rapporto per poi precipitare, una volta che ci si rende conto del non investimento emotivo dell’altro.

Il comportamento sessuale appena descritto non è necessariamente di tipo patologico e non svelerà certamente una difficoltà relazionale, tuttavia quando il fenomeno tende a ripetersi con significativa frequenza ed è associato ad un’assenza prolungata di qualsiasi forma di coinvolgimento emotivo, andrebbero indagate le motivazioni soggettive. Sono svariati i quadri clinici dinanzi ai quali potremmo trovarci, ad esempio un disturbo di personalità o una dipendenza sessuale dovrebbero esser presi in considerazione, come anche un trauma relativo ad un abbandono o una violenza.

Dovremmo dunque tutti interrogarci su cosa vogliamo e perché, ma soprattutto dovremmo chiederci se quello che viviamo sotto le lenzuola di un partner che non conosciamo ci basta davvero, ci eccita e diverte o se scava in noi un profondo e doloroso vuoto o ancor peggio nutre un’aspettativa futura non concretamente realizzabile perché l’altro non c’è e dunque non ci sarà.

Dr.ssa Federica Cosenza

LOVE ADDICTION. QUANDO L’AMORE DIVENTA UNA TRAPPOLA.

“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo

conseguenze di un’infanzia infelice

e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento,

ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi

lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo,

e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.”

(Robin Norwood)

Il problema della dipendenza affettiva è attuale sia per motivi psicopatologici che socioculturali. A livello intrapsichico profondo si può rintracciare nei soggetti che sviluppano tale forma di dipendenza comportamentale, una labilità dell’oggetto d’amore che entra in risonanza con i fattori di personalità e con elementi di vulnerabilità come forme di attaccamento insicuro durante l’infanzia (e dunque il mancato riconoscimento e soddisfacimento dei bisogni del bambino da parte delle figure di accudimento) e/o traumi pregressi, storie di abusi e violenze. Intervenienti sono anche fattori sociali attuali: per secoli i rapporti tra uomo e donna sono stati fortemente condizionati da percorsi obbligati. I ruoli erano piuttosto rigidi e da essi non si poteva uscire senza incorrere in giudizi e ostracismi, soprattutto per il genere femminile. Dunque la società non poteva prendere coscienza di dinamiche dipendenti all’interno dalla coppia: la donna doveva soddisfare il proprio marito a prescindere dal suo benessere psicologico e fisico all’interno della relazione. Dalla letteratura risulta che il 99% dei soggetti dipendenti affettivi sono di genere femminile (D. Miller, 1994). La fascia di età interessata è varia e va dai 20 ai 50 anni (D. Miller, 1994). Seppur di attuale rilevanza, il fenomeno è stato portato all’attenzione a partire dal 1945 da Fenichel. In “trattato delle nevrosi e delle psicosi” introduceva il termine “amore dipendenti” ad indicare persone che necessitano dell’amore come altri necessitano del cibo e della droga. Lo stesso Freud, precedentemente parlò di “elisir d’amore” come potente droga per il cervello. Seppur ancora non riconosciuta tra le categorie del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), la dipendenza affettiva a partire dagli anni ’70 con la pubblicazione di “Donne che amano troppo” della psicoanalista americana Robin Norwood, è diventata una forma di dipendenza riconosciuta e studiata.

Per descrivere tale forma di dipendenza, è opportuno operare una distinzione tra “passione amorosa”, uno stato necessario e universale per l’essere umano che connota specialmente le prime fasi dell’innamoramento, e la dipendenza affettiva, ossia una condizione relazionale negativa, identificabile come una “fame d’amore” interiore, insaziabile e insopportabile che traduce bisogno di sicurezza, conferma, riconoscimento da parte dell’altro. Diversi studi associano tale forma di dipendenza e la dipendenza sessuale a quella da sostanze (Hatfield & Rapson, 1987; Yoder, 1990; Speziale, 1994; Keane, 2004; Fisher, 2006). La ricerca della vicinanza del partner persevera anche quando viene riconosciuto il malessere psicologico associato alla relazione e molto spesso anche quando la relazione è accompagnata da violenza e umiliazione. L’emozione prevalente consiste nel timore della disapprovazione e dell’abbandono. I segnali  maggiormente significativi sono ossessione per l’altro, intolleranza alla solitudine, senso d’inferiorità (dunque scarsa autostima), rancore e rabbia, coinvolgimento totale nella relazione e conseguente vita sociale ridotta, gelosia e possessività. Si assiste dunque ad una vera e propria perdita d’identità e della propria capacità critica. Conseguente a ciò è alto il tasso di incidenza di stati ansiosi e disturbi dell’umore (quando il loro bisogno è appagato possono manifestare esaltazione, incremento di energia. Qualora il partner si dimostri assente e/o ostile il calo dell’umore è drastico e associato a ritiro sociale, anedonia e disturbi del sonno). Inoltre i dipendenti affettivi vanno incontro ad accettazione di violenze fisiche e psicologiche. Infine è stato riscontrato un significativo legame tra dipendenza affettiva e stalking  su un campione femminile (Purcell, Pathe & Mullen, 2001).

Molto spesso nelle coppie disfunzionali si attivano circuiti di co-dipendenza in cui ciascun partner agisce in modo da rendere debole l’altro e quindi dipendente. Non è un caso che dipendenti affettivi scelgono partner anch’essi problematici.

Per quanto concerne i fattori predisponenti, oltre ad un attaccamento insicuro durante l’infanzia e a storie di abusi e violenze o più in generale traumi, concorrono anche tratti di personalità patologici. Lingiardi (2005) evidenzia il rapporto tra Personalità Dipendente e dipendenza relazionale. Le persone con un disturbo dipendente di personalità si caratterizzano per la profonda insicurezza nelle proprie capacità e risorse, per il bisogno eccessivo e costante di accudimento e per i comportamenti adesivi che ne conseguono. Sono personalità che vivono nel costante terrore dell’abbandono e della fine di relazioni, per questo hanno la tendenza a trovarsi invischiate in relazioni che includono giochi di potere. Inoltre è stata trovata una relazione tra dipendenza affettiva e disturbo borderline di personalità: i dipendenti hanno elevati livelli di impulsività (Sophia, 2009) cercano affetto come reazione all’ansia e all’angoscia e per ridurre il senso di vuoto e solitudine che li attanaglia (Weiss & Schneider, 2006; Sussman, 2010).

L’intervento su tale problematica, mira essenzialmente prima di tutto al riconoscimento della dipendenza: la società e i media dipingono un mito di amore romantico connotato da alternanza di gioia e sofferenza, il termine passione stesso è portatore di tale ambivalenza. E’ invece essenziale rimandare un’educazione affettiva chiarendo che all’interno della coppia ciascun individuo dovrebbe sentirsi arricchito e allo stesso tempo portatore di risorse. E’ fondamentale l’intervento nella direzione della conquista di indipendenza e autonomia affettiva (nonché della propria identità): tale risultato è perseguibile attraverso la maturazione della consapevolezza dei sentimenti e della capacità di esprimerli. E’ necessario intervenire combattendo pensieri e pregiudizi negativi su se stessi, come anche l’ingiustificata e assurda presunzione di poter cambiare il partner facendolo aderire ad un modello ideale interno che vada a soddisfare i bisogni non curati nell’infanzia o a risanare ferite traumatiche pregresse.

BIBLIOGRAFIA

  • Sussman (2010) Love addiction: definition, etiology, treatment, Routledge Taylor & Francis Group – Sexual Addiction and Compulsivity, 17:31-45
  • M. Diamond (2004) Emerging perspectives on distinctions between romantic love and sexual desire, Current Directions in Psychological Science, 13, 116-119
  • Purcell, M. Pathe, P.E. Mullen (2001), A study of woman who stalk. American Journal of Psychiatry, 194, 451-455
  • A. Spaziale (1994) , Marital conflict versus sex and love addiction. Families in society, 75, 509
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  • Lingiardi (2005) Personalità dipendente e dipendenza relazionale in V.Carretti, D. La Barbera, Le dipendenze patologiche, ed. Raffaello Cortina, 71-111
  • Miller (1994) Donne che si fanno male, Feltrinelli
  • Norwood (1989) Donne che amano troppo, Feltrinelli

Dr.ssa Federica Cosenza

LA PSICOTERAPIA: EFFETTI A LUNGO TERMINE SUL SISTEMA NERVOSO

La psicoterapia è un sistema di cura basato sull’impiego di mezzi psichici conseguiti nell’ambito del rapporto di interazione terapeuta-paziente e diretti essenzialmente a ricostituire o rafforzare l’efficienza funzionale della persona.

Attualmente vi è la tendenza a dividere i trattamenti per il disagio mentale in due tipologie di approcci: da un lato l’approccio biologico, psichiatrico che si basa sull’intervento psicofarmacologico; dall’altro lato l’approccio psicologico, psicoterapeutico che si basa sulla “terapia della parola”.

Tuttavia questa suddivisione e questo modo di pensare tendono a fare ombra sull’evidenza scientifica secondo la quale, la psicoterapia modifica il cervello e quindi ha potenzialità trasformative che intervengono direttamente sulle reti neurali attraverso i processi di plasticità sinaptica.

Per plasticità neurale si intende un processo trasformativo che coinvolge sia la struttura che la funzionalità del sistema nervoso ed è un processo indispensabile in un’ottica riabilitativa.

Sono numerose le evidenze scientifiche che  nell’ultimo ventennio hanno dimostrato come la psicoterapia modifichi il cervello.

Il premio Nobel Kandel, difatti, ha affermato che una buona psicoterapia può indurre dei cambiamenti attraverso  processi di apprendimento, agendo direttamente sulle sinapsi tra i neuroni, portando a lungo termine a veri e propri cambiamenti morfologici nei neuroni stessi. La psicoterapia dunque genera l’apprendimento di nuovi modi alternativi di pensare e comportarsi. Gli esiti della psicoterapia ed i meccanismi di cambiamento ad essa connessi sono stati indagati ed approfonditi a livello sia psicologico che sociale e sono stati valutati attraverso il miglioramento della sintomatologia, delle abilità psicologiche e del funzionamento sociale.

È divenuto chiaro come tutti i processi mentali derivino da meccanismi del cervello e, quindi, ogni cambiamento nei nostri processi psicologici e cognitivi si riflette in cambiamenti nelle funzioni e nelle strutture del cervello stesso.

Grazie all’avvento delle tecniche d’indagine di neuroimaging funzionale (PET e SPECT) è stato possibile studiare tali modifiche morfologiche a livello cerebrale.

Finora sono stati condotti circa 20 studi sui cambiamenti del cervello in seguito a trattamenti psicoterapeutici per dimostrare come diversi approcci psicoterapeutici anche differenti tra loro (deponendo a favore di un’ ottica integrata), modifichino le funzioni cerebrali in pazienti con panico, disturbo d’ansia sociale, fobie specifiche, disturbo post traumatico da stress, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo depressivo maggiore e disturbo borderline di personalità.

L’importanza di questi studi è evidente, in quanto sottolinea come andando oltre fattori culturali e pregiudizi esistenti, la psicoterapia, porti a dimostrabili benefici, misurabili attraverso tecniche di neuroimagining, per le persone che soffrono di disagi emotivi e psicologici di varia natura.

Spesso la terapia farmacologica, che è uno strumento importante nel processo di trattamento, tende ad essere utilizzata in modo esclusivo e sostitutivo della psicoterapia. Al contrario la psicoterapia, in combinazione con la terapia farmacologica, laddove ve ne fosse la necessità, si configura come la strategia di trattamento migliore in quanto porta dei cambiamenti non solo nella “mente” ma anche nel “cervello”, generando schemi di pensiero e comportamento alternativi e maggiormente adattivi.

Dr.ssa Cosenza Federica

BIBLIOGRAFIA:

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